Ultimamente si sono registrati molti avvistamenti di “luci in fondo al tunnel” soprattutto da parte del governo italiano il quale, tra le altre cose, ha più volte raccomandato di #staresereni. Una raccomandazione che, data l'ancestrale pigrizia del popolo italiano, appare quasi pleonastica.

L'allarme del Fmi

Chissà se le cose cambieranno dopo l'alert del FMI il quale non vede alcuna luce in fondo al tunnel né oggi né per il prossimo anno, ma non individua nemmeno le minime tracce di ripresa per le prossime due decadi, come rivela anche il Guardian. E non potremo armarci nemmeno di pazienza dal momento che non si tratterà di aspettare seduti sulla proverbiale sponda del fiume, bensì di armarsi e difendersi (combattere sarebbe troppo) contro tutti i numerosi rischi e le incertezze che pendono sul nostro capo. Una spada di Damocle rappresentata dalle fragilità del sistema Europa, del sistema Italia, del sistema di credito, e del sistema finanziario. Per riuscire a vedere tornare il Pil ai livelli pre-crisi sarà necessario attendere circa 20 anni dal 2008. Per il momento, la prima difficoltà tutt'ora in essere per l'Italia, che il Guardian ricorda essere il terzo pilastro dell'Economia europea, arriva dalle banche: in crisi non solo per la situazione effettiva del comparto, soffocato dalle difficoltà interne, ma anche per l'onda d'urto dettata dalla volatilità da Brexit e, soprattutto, per l'urgenza di ripianare il peso dei crediti in sofferenza.

La schizofrenia europea

Da un lato la Bce che impone a Banca Monte dei Paschi di Siena la vendita dei Npl ai valori di mercato, dall'altra il rischio (che ora è certezza) di una perdita di 4 miliardi di euro che si aggiungerebbe a quel crollo in borsa che ha portato la capitalizzazione di Mps sotto i 777 milioni di euro. Al centro l'evidente necessità di un intervento dello stato, tuttora vietato, e di un ammorbidimento delle regole sul bail in, le norme che regolano la soluzione delle crisi degli istituti bancari e che chiamano azionisti, obbligazionisti e correntisti come principali garanti per ripianare il buco nei conti. Una scelta del genere coinvolgerebbe oltre 6 milioni di persone. Troppe per non parlare di rischio sistemico e per non temere poi una perdita di fiducia e un impatto che andrebbe a riversarsi sul resto dell'Europa. In altre parole: effetto contagio. Le banche italiane, ricorda il FMI sono ancora troppo esposte ai tanti venti contrari che soffiano anche a livello internazionale con un panorama globale debole, incerto e potenzialmente fonte di shock non solo sul lato finanziario ma anche geopolitico, con la minaccia, sempre più concreta, della presenza terroristica oltre che del fattore migrazione, a sua volta fattore destabilizzante.