La Grecia sta vivendo un altro, ennesimo, momento di passione. E l’Europa con lei. In realtà il Vecchio Continente, ormai avvezzo, purtroppo, a questo andamento periodico di un’infezione che non ha la minima intenzione di essere sanata, sta iniziando a creare una serie di anticorpi al ripetersi dello stato di crisi. 

La situazione di Atene

Il debito greco non solo è ingestibile ma nemmeno rimborsabile ed è per questo motivo che il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di dare un segnale forte alla Troika, cioè al club dei creditori, per riuscire a smuovere le acque sempre più pericolosamente impantanate. Da Washington, infatti, avevano annunciato l’intenzione di venir meno ai patti di finanziamento del debito greco qualora questo non fosse stato ristrutturato. La logica di fondo era evidente a tutti: inutile continuare a dare soldi ad un’economia che sarà sempre incapace di restituirli. Peccato che un altro dei creditori di Atene, la Germania, avesse posto la presenza del FMI come elemento essenziale e di garanzia per approvare, a sua volta, la sua presenza tra i finanziatori. Una seconda defezione dopo quella del FMI farebbe di fatto ricadere il peso di tutto il debito sul resto d’Europa, un Continente che più volte ha dato prova di incapacità a solidarizzare con i suoi stessi membri. Non solo, ma all’orizzonte l’emergenza migrazione rappresenta per più di una nazione, Italia in testa, un altro grattacapo. Grattacapo , bisognerebbe aggiungere, particolarmente dispendioso.

Cosa fare allora?