Ormai da diverse giornate la scena sui mercati azionari internazionali è dominata dalle preoccupazioni alimentate dalle tensioni geopolitiche legate da una parte alla situazione in Ucraina e dall’altra agli scontri sempre più violenti tra Israele e Gaza. Timori che stanno contagiando un po’ tutte le principali aree geografiche, sebbene non passi inosservata una evidente sottoperformance delle Borse europee rispetto a quelle americane.

L'Fmi mette in guarda dall'eccessivo ottimismo dei mercati

A frenare i listini del Vecchio Continente contribuisce l’alert lanciato venerdì scorso dal direttore generale del Fondo Monetario Internazionale relativamente al rischio di un eccesso di euforia in Europa. Secondo Christine Lagarde, l’economia dell’area euro sta uscendo progressivamente dalla crisi dopo essersi rimessa in marcia dopo la crisi e i mercati finanziari si sono indubbiamente accorti di ciò. Il numero uno dell’FMI spiega infatti che si registra un orientamento molto positivo dei mercati, forse anche troppo rispetto ai fondamentali.
In Europa infatti, secondo Lagarde, permane il serio rischio di un circolo vizioso tra una persistente elevata disoccupazione e alti debiti in rapporto al PIL, e ciò può compromettere gli investimenti riducendo la crescita futura e frenando ulteriormente il percorso virtuoso intrapreso.

Diverse sfide per la crescita in Europa

Ci sono diverse sfide che incombono lungo il sentiero di una ripresa forte, duratura e inclusiva, tanto che il direttore generale dell’FMI crede che la crescita in Europa potrebbe essere gravemente ostacoata nel caso in cui l’inflazione dovesse rimanere a lungo su livelli bassi, tanto da nuocere alla congiuntura stessa e aggravare il peso del debito. Per questo motivo Lagarde ha invitato la Banca Centrale europea a mantenere una politica monetaria accomodante e nel contempo ha sollecitato l’attuazione di quelle riforme strutturali in assenza della quali si avrà un blocco dell’innovazione, della creazione di lavoro e della produttività, senza dimenticare una sempre maggiore integrazione.