Neanche il Fondo Monetario Internazionale dà fiducia e sostegno all’Italia e per il BelPaese prevede un -0,1% per la fine del 2014, dato che con ogni probabilità verrà rivisto al ribasso non appena saranno disponibili i dati (ovviamente negativi) di ottobre. E anche il resto dei numeri non offre alcuna sicurezza se si pensa che il debito Pil è previsto ancora in aumento (136%) su un deficit che aleggerà intorno al 3%. A salvarci sarà la Bce nel 2015 quando le misure decise in questi giorni porteranno il loro beneficio. Peccato che proprio oggi la prima tranche della T-Ltro sia andata incontro a un mezzo flop visto che nel complesso le richieste da parte delle banche non hanno superato gli 82,6 miliardi di euro, contro previsioni che, invece, parlavano di oltre 100, con entrambe le edizioni (la prossima sarà a dicembre) a 400 miliardi di euro, potenzialmente in mano alle banche. Potenzialmente visto che a quanto pare, queste non sanno che farsene.

Ma non è il solo motivo. Da ricordare che gli stress test per i 128 istituti europei e le scadenze previste a inizio novembre potrebbero aver avuto la precedenza, anche perchè proprio la loro presenza e la necessità di superarli, ha costretto le banche a varie operazioni di rafforzamento, per un costo totale di 200 miliardi. Per questo non ci sarebbe convenienza a prestare a un sistema che arranca come quello economico europeo, in affanno anche con le facilitazioni di un euro relativamente svalutato, anche se ancora fermo all’1,29 contro il dollaro.

Unicredit ha già confermato il suo intento di partecipare anche alla seconda tranche, Intesa Sanpaolo è partita con 4 e ne chiederà altri 8,5 a dicembreMps gira sui 3 miliardi, Banca popolare dell'Emilia Romagna 2 miliardi, Credem 735 milioni, Carige 700 milioni, Mediobanca 570 milioni. Passano la palla invece Ubi, Bpm, Popolare di Vicenza e Veneto Banca.