L'amministratore delegato dell'FMI, Christine Lagarde, non ha dubbi: la zona euro è minacciata da una serie di rischi che ne potrebbero compromettere la già di per sé tiepida ripresa.

I timori del FMI

Dopo un 2017 che regalava speranze per una crescita economica in arrivo, i dati macro altalenanti stanno sollevando dubbi sulla tenuta; la dinamica di fondo sta rallentando anche se dal Fondo fanno sapere che le attese non sono per uno stop immediato anche perché, fortunatamente, le decisioni di politica monetaria, per quanto in fase di cambio di rotta, continueranno a sostenere la crescita nella regione dei 19 membri dell'euro. Restano però alcune ombre, prima fra tutte quella data dalla tensione commerciale. 

"Il primo nella lista dei rischi è chiaramente la serie di tensioni commerciali che sono state create con l'aumento delle tariffe su acciaio e alluminio"

ha dichiarato Lagarde, riferendosi alle azioni intraprese recentemente dall'amministrazione Trump non più solo contro la Cina, ma anche contro Messico, Canada ed Europa.

I rischi

Trump ha infatti annunciato a marzo che avrebbe applicato una tariffa del 25% sulle importazioni di acciaio e un'altra del 10% su quelle di alluminio: sebbene l'Europa inizialmente abbia goduto di un'esenzione momentanea, dall'inizio di giugno anche il Vecchio Continente risulta essere tra le “vittime” della nuova guerra commerciale. Per questo motivo anche i vertici di Bruxelles hanno deciso di adottare una serie di contromisure per proteggere i propri interessi. In realtà, come conferma la stessa Lagarde alla CNBC, non si tratta di salvaguardare un capitale economico che di per sé è irrisorio (le conseguenze si avvertirebbero solo sullo 0,1% del Pil in alcune zone dell'Unione) ma di proteggere la fiducia degli investitori e e quella internazionale di un sistema commerciale ormai mondiale.