Il calo dell’occupazione a fronte della crisi economica conseguente all’emergenza sanitaria da Covid-19, la sospensione dei pagamenti delle retribuzioni, i licenziamenti, il sorpasso dei pagamenti assistenziali rispetto agli stipendi, pone una riflessione sulla migliore strategia da adottare per una serena vecchiaia. Dallo studio condotto da Progetica e Moneyfarm, l'assegno della prima pensione sarà la metà dell'ultima retribuzione. I fondi pensione possono essere un valido strumento di investimento per aumentare, attraverso l'integrazione, l'assegno della pensione.

Pensione dimezzata: i vari scenari

Infatti è noto che i contributi che sono versati in questi anni in realtà pagano le pensioni dei nostri genitori e dei nostri nonni. E le pensioni dei lavoratori di oggi chi li pagherà? Anche il simulatore messo a disposizione dell'Inps permette per ognuno di noi di calcolare il valore del primo assegno. Ebbene, la simulazione rileva che mediamente la pensione è inferiore del 50% rispetto al valore medio degli ultimi stipendi, fino a toccare in alcuni casi anche una riduzione del 80%. 

Ritornando all'analisi di Progetica e Moneyfarm, sono stati individuati otto profili tipo di futuri pensionati: uomini e donne nati nel 1960, nel 1970, nel 1980 e nel 1990, che quindi hanno oggi rispettivamente 60, 50, 40 e 30 anni. Se sei uno dei profili sappi cha andrai in pensione tra il 2027 e 2062 a un’età che potrebbe variare tra i 66 anni e 11 mesi e i 72 anni. 

L'aspetto più preoccupante è che l'assegno medio calcolato su questi otto profili è di 1.337 euro. Per alcune categorie di pensionati futuri questo significherebbe prendere un assegno corrispondente a metà dello stipendio. L'importo diminuisce di più per i nati del 1990 (il loro assegno sarà circa il 40% dell'ultima retribuzione) ed è più alto per i nati del 1960 (che percepiranno circa il 71% del loro ultimo stipendio).

In soccorso vi sono i fondi pensione. Vediamo come.

 

Cosa è il fondo pensione

Il fondo pensione è una forma di investimento, attraverso la quale il risparmiatore convoglia una parte dei suoi guadagni, o come nel caso dei lavoratori privati in base al contratto collettivo nazionale di lavoro, e su sua esplicita decisione, il proprio TFR (trattamento di fine rapporto) con il fine di garantire un reddito alla fine della vita lavorativa. Questo reddito è ad integrazione della pensione che sarà erogata dall’INPS, ma completamente separata da essa. 

I risparmi che sono incanalati in un fondo pensione sono investiti in modo piuttosto sicuro, in funzione anche del profilo di rischiosità che il risparmiatore desidera assegnare a questa forma di investimento.  

Tipolgie di fondi pensione

I fondi pensioni possono essere chiusi (detti anche negoziali) o aperti.

I fondi pensione chiusi nascono da accordi collettivi tra lavoratori e datori di lavoro e garantiscono una forma di pensione integrativa a determinate categorie di lavoratori, mediante il versamento volontario del TFR (non per i dipendenti pubblici) e di una quota aggiuntiva (contributo volontario), cui parteciperà in misura doppia anche il datore di lavoro.

I fondi pensione chiusi vengono detti anche fondi negoziali e sono regolati dalla Covip (Commissione di Vigilanza per i fondi pensione).

I fondi pensione aperti sono i fondi istituiti da istituti bancari, società di gestione risparmio e compagnie di assicurazione: i lavoratori interessati possono sottoscrivere il fondo pensione scelto sia in forma individuale sia in forma collettiva, versando una contribuzione il cui minimo è stabilito dai regolamenti dei fondi. 

In entrambi i casi, il risparmiatore potrà scegliere a quale comparto di investimento aderire, in funzione della sua propensione al rischio ed all’obiettivo del risparmio.  

Poi ci sono i Piani di Investimento Personali , detti PIP. Essi sono piani individuali rivolti a tutti coloro che, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa, intendano costruirsi una rendita integrativa. I PIP sono istituiti dalle imprese di assicurazione e possono essere assicurazioni sulla vita (PIP ramo I) oppure polizze unit linked (PIP rampo III) la cui rivalutazione è collegata al valore delle quote dei fondi associati o delle quote degli OICR.

A vigilare sul rispetto della normativa dei fondi pensione è la COVIP.

Quali e quanti contributi versare nei fondi pensione

La contribuzione varia in base al fondo pensione cui si aderisce. In tutti i casi comunque è possibile portare in detrazione fino a  5.164,57 euro di contributi versati.

In quello negoziale (chiuso) la contribuzione viene stabilita in sede di contrattazione collettiva, versando parte o tutto il TFR, in questo caso il lavoratore potrà anche versare un ulteriore contributo cui parteciperà anche il datore di lavoro. Nel caso di adesione con tacito versamento del TFR, il lavoratore potrà versare anche un contributo ed il datore di lavoro verserà una quota maggiore.

Nei fondi aperti i contratti e gli accordi collettivi, anche aziendali, fissano la contribuzione. Il lavoratore dipendente del settore privato che aderisce su base individuale sceglie al momento dell’adesione l’importo e la periodicità della contribuzione, e può successivamente modificarli; può versare anche il solo TFR.

Trattandosi di adesioni individuali, l'iscritto non ha diritto al contributo del datore di lavoro. 

Il lavoratore dipendente del settore pubblico può aderire versando solo il contributo individuale, ma non il flusso di TFR.

Il lavoratore autonomo e il libero professionista stabiliscono liberamente l'importo e la periodicità della contribuzione.

Per i familiari fiscalmente a carico, l’importo e la periodicità della contribuzione sono stabiliti liberamente. 

La contribuzione nei PIP invece è molto libera. Infatti Il lavoratore dipendente al momento dell’adesione sceglie liberamente l’importo e la periodicità della contribuzione. Può anche aderire con il solo TFR, ma non ha diritto alla contribuzione del datore di lavoro. Mentre il dipendente pubblico può aderire con la sola contribuzione e non può convogliare i flussi del TFR.

Quale fondo pensionse scegliere?

Come scegliere il proprio fondo pensione? la scelta è personale e volontaria. Ricordando che il TFR lasciato in azienda è stato remunerato nel decennio 2009-2018 intorno al 1,5%, bisogna chiedersi se questo rendimento è per se stessi sufficiente o meno.

Prima di scegliere a quale pensione integrativa aderire è necessario fare queste valutazioni: 

  • orizzonte temporale: quanti anni mancano all’età pensionabile?
  • esistenza di un fondo negoziale: verificare se, in base alla tua condizione lavorativa, esiste un fondo di riferimento in virtù di un accordo collettivo o di un regolamento aziendale e se hai la possibilità di ottenere un contributo da parte del tuo datore di lavoro;
  • quanto e quando: stabilire l’importo e la frequenza dei contributi da versare;
  • costi: conoscere l’indicatore sintetico dei costi applicati dal fondo pensione, in quanto possono incidere in modo significativo sull’importo della tua pensione futura.
  • propensione al rischio: rendimenti più alti richiedono un rischio maggiore.

I comparti dei fondi pensione

Come ogni forma di investimento, anche l’adesione ai fondi pensione comporta un rischio che è collegato all’obiettivo dell’investimento.

Definito il tuo obiettivo che può essere di crescita, rendimento, protezione del capitale, accrescimento del capitale, puoi decidere in quale comparto investire. Le linee di investimento sono classificate in base agli strumenti finanziari che vengono acquistati, rilevabili nella Nota informativa del fondo e sono riconducibili alle seguenti categorie:

  • garantite (offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento);
  • obbligazionarie pure o miste (investono solo o prevalentemente in obbligazioni);
  • bilanciate (investono tendenzialmente in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • azionarie (investono solo o principalmente in azioni).

Si consiglia dunque di leggere attentamente la Nota Informativa del fondo e i dettagli della composizione dell’asset allocation del singolo comparto, ricordando che i rendimenti passati non sono garantiti ma possono dare un’indicazione della performance di quel comparto.

Quali rendimenti offrono i fondi pensione

Su un orizzonte temporale di 10 anni, secondo i dati rilevati da COVIP, tra il 2009 e 2018 il rendimento medio dei vari comparti dei fondi pensione negoziali si attesta al 3,7%, superiore al rendimento medio del TFR lasciato in azienda che rimane fermo al 2%.

Per i fondi pensioni aperti, invece il rendimento medio nel decennio 2009-2018 mostra un lieve calo attestandosi al 3,4%.

Nello stesso arco temporale, i Piani Individuali Pensionistici hanno offerto un rendimento medio del 3,36%.

Il 2018 si è però mostrato un anno insoddisfacente su tutte le forme di fondo pensione con rendimenti negativi.

 

Dopo la debacle del 2018, meglio il 2019. Secondo la relazione COVIP, il 2019 è stato un anno molto positivo per i mercati finanziari e in particolar modo per quelli azionari. Ne hanno tratto giovamento anche i rendimenti dei fondi pensione, dopo un decennio in cui sono già stati in media più che positivi.

Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno guadagnato in media, rispettivamente, il 7,2 e l’8,3 percento; per i PIP “nuovi” il risultato è stato del 12,2 per cento. 

I migliori fondi pensione

Secondo le rilevazioni di Covip, a giugno 2020, per quanto riguarda i rendimenti  i risultati delle forme complementari sono risaliti, pur continuando in media a rimanere negativi rispetto alla fine del 2019. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno perso l’1,1%; i fondi aperti il 2,3% e i PIP il 6,5%.

Secondo quanto riportato da Focus Risparmio di Agosto 2020, i migliori fondi pensione aperti, destinati, in linea di principio, a tutti i lavoratori attraverso l’adesione sia su base collettiva sia su base individuale sono :

Cattolica Gestione Previdenza – linea Garantita (+4,36% al 31 luglio 2020);

Alleanza AlMeglio – Obbligazionario (+3,29% al 31 luglio 2020);

BCC Aureo – Comparto Obbligazionario (+2,56% al 31 luglio 2020);

Mediolanum Previgest Fund – Obbligazionario A (+2,53% al 31 luglio 2020);

Intesa Previdenza Giustiniano – Obbligazionario (+2,43% al 31 luglio 2020).

 

Altri benefits dai fondi pensione

I fondi pensione oltre a consentire di avere una pensione integrativa, permette nel corso degli anni di contribuzione ed in base a determinati requisiti di poter accedere ad altre prestazioni. Vediamole insieme.

Per chi aderisce da almeno 8 anni (concorrono al conteggio anche gli anni in cui i versamenti sono stati temporaneamente sospesi), può richiedere il riscatto anticipato fino ad una percentuale del 75% di quanto maturato fino al momento della richiesta per finalità di acquisto della prima casa.

In caso di licenziamento è possibile richiedere da parte del soggetto titolare del fondo pensione, il riscatto anticipato se sono trascorsi almeno 12 mesi dalla data di licenziamento. Dopo i 4 anni dalla data di licenziamento è possibile richiedere il riscatto del restante 50% .

La somma riscattata è soggetta ad una ritenuta, a titolo d’imposta, con aliquota pari al 15% che decresce di 0,3% ogni ano dopo il 15esimo di adesione. 

In caso di spese mediche, l’anticipo che può essere richiesto è pari al 75% del capitale (in ogni caso l’importo erogato non potrà mai superare la spesa sostenuta o da sostenere).  La richiesta può essere fatta in qualsiasi momento.