Secondo il rapporto di giugno 2020 di COVIP, a fine 2019, circa un terzo dei lavoratori, pari a 8,3 milioni, aveva sottoscritto un fondo pensione, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente. Se anche tu sei un lavoratore e aderisci ad un fondo, oppure ti stai chiedendo perché aderire ad un fondo e quale scegliere, significa che hai pensato a tutelare la tua vecchiaia ma anche la tua famiglia.

Fondi pensione: un po’ di chiarezza

Quando si parla di fondi pensione, è necessario fare una alcune distinzioni per poter poi scegliere quello più adeguato ai propri bisogni. 

I fondi pensioni possono essere negoziali, ossia quelli collegati ai contratti collettivi nazionali del lavoro contano. A fine 2019, si contano 3,1 milioni di iscritti. I fondi pensione negoziali sono forme pensionistiche complementari la cui origine, come suggerisce il termine “negoziali”, è di natura contrattuale.

L’attività del fondo pensione negoziale è disciplinata dallo Statuto.

I fondi pensione negoziali sono destinati a specifiche categorie di lavoratori: dipendenti del settore privato che appartengono alla stessa categoria contrattuale, alla stessa impresa o gruppo di imprese o territorio; dipendenti del settore pubblico; soci lavoratori di cooperative; lavoratori autonomi e liberi professionisti, anche organizzati per aree professionali e territoriali.

Una buona parte di lavoratori, oltre 1,5 milioni, sono iscritti ai fondi pensione aperti. A tali fondi possono aderire tutti coloro che, indipendentemente dalla situazione lavorativa (lavoratore dipendente del settore privato o pubblico, lavoratore autonomo, libero professionista, altro), intendano formarsi una pensione complementare.

Ai Piani di Investimento Personali, detti PIP, aderiscono 3,3 milioni. I PIP sono forme pensionistiche complementari esclusivamente individuali rivolte a tutti coloro che, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa, intendano costruirsi una rendita integrativa. I PIP sono istituiti dalle imprese di assicurazione e possono essere assicurazioni sulla vita (PIP ramo I) oppure polizze unit linked (PIP rampo III) la cui rivalutazione è collegata al valore delle quote dei fondi associati o delle quote degli OICR.

Infine si ricorda FONDINPS per chi non effettua alcuna scelta.

Per tutte le tre forme l’adesione è sempre volontaria, mentre la contribuzione è definita dal tipo di fondo pensione scelto. 

Fondi pensione: i contributi

La contribuzione varia in base al fondo pensione cui si aderisce. In quello negoziale la contribuzione viene stabilita in sede di contrattazione collettiva, versando parte o tutto il TFR, in questo caso il lavoratore potrà anche versare un ulteriore contributo cui parteciperà anche il datore di lavoro. Nel caso di adesione con tacito versamento del TFR, il lavoratore potrà versare anche un contributo ed il datore di lavoro verserà una quota maggiore.

Nei fondi aperti, i contratti e gli accordi collettivi, anche aziendali, fissano la contribuzione. Il lavoratore dipendente del settore privato che aderisce su base individuale sceglie al momento dell’adesione l’importo e la periodicità della contribuzione, e può successivamente modificarli; può versare anche il solo TFR.

Trattandosi di adesioni individuali, l'iscritto non ha diritto al contributo del datore di lavoro. 

Il lavoratore dipendente del settore pubblico può aderire versando solo il contributo individuale, ma non il flusso di TFR.

Il lavoratore autonomo e il libero professionista stabiliscono liberamente l'importo e la periodicità della contribuzione.

Per i familiari fiscalmente a carico, l’importo e la periodicità della contribuzione sono stabiliti liberamente. 

La contribuzione nei PIP invece è molto libera. Infatti Il lavoratore dipendente al momento dell’adesione sceglie liberamente l’importo e la periodicità della contribuzione. Può anche aderire con il solo TFR, ma non ha diritto alla contribuzione del datore di lavoro. Mentre il dipendente pubblico può aderire con la sola contribuzione e non può convogliare i flussi del TFR.

Quale fondo pensione scegliere?

Abbiamo fin’ora visto che ci sono tre tipologie di fondi (oltre a FONDIPNS) e che la contribuzione è volontaria, e segue in base alla tipologia di fondo alcune semplici regole.

A questo punto ci si chiederà come scegliere il proprio fondo pensione. Scelta personale e volontaria. Ricordando che il TFR lasciato in azienda è stato remunerato nel decennio 2009-2018 intorno al 1,5%.

Prima di scegliere a quale pensione integrativa aderire è necessario fare queste valutazioni: 

  • orizzonte temporale: quanti anni mancano all’età pensionabile?
  • esistenza di un fondo negoziale: verificare se, in base alla tua condizione lavorativa, esiste un fondo di riferimento in virtù di un accordo collettivo o di un regolamento aziendale e se hai la possibilità di ottenere un contributo da parte del tuo datore di lavoro;
  • quanto e quando: stabilire l’importo e la frequenza dei contributi da versare;
  • costi: conoscere l’indicatore sintetico dei costi applicati dal fondo pensione, in quanto possono incidere in modo significativo sull’importo della tua pensione futura.

Dopo aver fatto queste valutazioni è necessario poi conoscere la propria propensione al rischio. Come ogni forma di investimento, anche l’adesione ai fondi pensione comporta un rischio che è collegato all’obiettivo dell’investimento.

Definito il tuo obiettivo che può essere di crescita, rendimento, protezione del capitale, accrescimento del capitale, puoi decidere in quale comparto investire. Le linee di investimento sono classificate in base agli strumenti finanziari che vengono acquistati, rilevabili nella Nota informativa del fondo e sono riconducibili alle seguenti categorie:

  • garantite (offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento);
  • obbligazionarie pure o miste (investono solo o prevalentemente in obbligazioni);
  • bilanciate (investono tendenzialmente in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • azionarie (investono solo o principalmente in azioni).

Si consiglia dunque di leggere attentamente la Nota Informativa del fondo e i dettagli della composizione dell’asset allocation del singolo comparto, ricordando che i rendimenti passati non sono garanzia di rendimenti futuri ma possono dare un’indicazione della performance di quel comparto.

In un precedente articolo “Fondi pensione: affidare i propri risparmi ai migliori rendimenti”, esaminando i rendimenti medi nel periodo 2009-2018 si è osservato che tutte le forme dei fondi pensioni hanno performato oltre il 3% (netto degli oneri e costi). Diventa quindi molto importante non solo osservare i rendimenti dei singoli comparti, ma anche valutare i costi associati. Senza dimenticare che un fondo negoziale offre dei vantaggi maggiori sia in termini di contribuzione (il lavoratore può destinare una quota personale alla quale il datore di lavoro, se anche il TFR è fatto fluire nel fondo, aggiunge una quota maggiore) che di costi, gestendo di più posizione (costo marginale si abbassa). Dall’altro lato il fondo pensione aperto consente al titolare di portare in deduzione fiscale le somme versate fino ad un massimo di 5.164,57 euro. La deducibilità dei costi abbatte l’imponibile su cui calcolare la tassazione.

In base alle tabelle COVIP sull’indicatore sintetico del costo (ISC), i fondi pensione negoziali hanno i costi più bassi, che si riducono all’aumentare della permanenza nel fondo. Mentre i PIP sono quelli più onerosi.

Ad esempio per una permanenza di 10 anni nel fondo, l’ISC per i PIP sono il 2,20%, per il fondo aperto l’1,34% e lo 0,42% per il fondo aperto.

Confrontando l’ISC delle linee di investimento (comparti) con le medesime caratteristiche si può valutarne la diversa onerosità ed effettuare una scelta più consapevole.

In definitiva il rendimento non è l’unico parametro da considerare

Fondo pensione: quali step seguire

In conclusione, per una corretta scelta del fondo pensione più adeguato bisogna seguire pochi ma importanti step.

Essere a conoscenza della propria pensione futura. È possibile saperlo mediante un servizio messo a disposizione da INPS che permette di simulare quale sarà presumibilmente la pensione al termine dell'attività lavorativa. 

Individuato il gap tra la pensione di anzianità calcolata dall’INPS e il raggiungimento del 100% dell’ultima retribuzione, si può pianificare a quale pensione integrativa aderire.

Decidere se, in base al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro, esiste un fondo negoziale che ha diversi vantaggi sia in termini di costi che contribuzione. In alternativa, ed anche per i lavoratori autonomi, o propri famigliare valutare i fondi pensione aperti, partendo dai prodotti offerti dalla propria banca o propria assicurazione.

Identificato il fondo, comparando anche i costi complessivi di gestione, in base alla propria propensione al rischio e all’obiettivo di investimento, scegliere la linea di investimento. Più elevato è il rischio di investimento legato al profilo scelto, maggiore può essere il rendimento sul capitale versato, il guadagno.

Al termine di queste scelte è opportuno fare una simulazione del rendimento in funzione dell'ammontare del contributo (fino a 5.164,57 euro si può dedurre dal reddito complessivo ai fini del calcolo dell’IRPEF), della frequenza di versamento e dell’orizzonte temporale per valutare il rendimento netto annualizzato. Un benchmark di riferimento può essere la rivalutazione del TFR, che nell’ultimo decennio è stato del 1,5%, oppure il rendimento del titolo di stato a 10 anni (BTP 10 anni) che è intorno al 1,2%.

Migliori 15 fondi pensione nel 1° trimestre 2020

Un’analisi apparsa su Citywire ad aprile 2020, indica i migliori 15 fondi pensioni del primo trimestre 2020, ossia quei fondi che hanno meglio preformato in piena emergenza sanitaria.

15° - Il fondo Giustianiano Obbligazionaria di Intesa Sanpaolo Vita

Rendimento nel 1° trimestre 2020: -0,02%

Rendimento a un anno: 3,35%

14° - Il fondo Previdsystem Linea Crescita Prudente di Intesa Sanpaolo Vita.

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,04%

Rendimento a un anno: 2,16%

13° - Il fondo Fideuram Sicurezza di Fideuram Vita

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,07%

Rendimento a un anno: 3%

12° - Il fondo Previdsystem Linea Crescita Prudente R di Intesa Sanpaolo Vita

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,13%

Rendimento a un anno: 2,45%

11° - Il fondo Vera Vita Comparto Popolare Bond Ordinario di Vera Vita, gruppo BancoBpm

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,19%

Rendimento a un anno: -0,10%

10° - Il fondo Gestione Previdenziale Garantito B di Cattolica Assicurazioni

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,20%

Rendimento a un anno: 9,52%

9° - Il fondo Gestione Previdenziale Garantito A di Cattolica Assicurazioni

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,26%

Rendimento a un anno: 9,21%

8° - Il fondo Gestione Previdenziale Garantito C di Cattolica Assicurazioni

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,36%

Rendimento a un anno: 10,20%

7° - Il fondo Gestione Previdenziale Obbligazionario Globale B di Cattolica Assicurazioni

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,84%

Rendimento a un anno: 3,41%

6° - Il fondo Gestione Previdenziale Obbligazionario Globale A di Cattolica Assicurazioni

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,90%

Rendimento a un anno: 3,66%

5° - Il fondo Gestione Previdenziale Obbligazionario Globale C di Cattolica Assicurazioni

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 0,97%

Rendimento a un anno: 3,85%

4° - Il fondo Zurich Contribution Linea Conservativa di Zurich Investments Life Spa

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 1,07%

Rendimento a un anno: 3,27%

3° - Il fondo Zed Omnifund Linea Obbligazionaria di Zurich Investments Life Spa

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 1,19%

Rendimento a un anno: 3,56%

2° - Il fondo Aureo Comparto Obbligazionario di Bcc Risparmio e Previdenza Sgr

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 1,87%

Rendimento a un anno: 3,30%

1° - Il fondo AlMeglio Obbligazionario di Alleanza Assicurazioni (gruppo Generali)

Rendimento nel 1° trimestre 2020: 3,25%

Rendimento a un anno: 5,38%