Dopo assemblee e discussioni da parte della Commissione Europea, il 2 luglio 2020 l’UE ha comunicato la sua decisione in merito al tema dei contributi a fondo perduto da destinare alle imprese e ai professionisti titolari di partita iva in difficoltà in seguito all’emergenza sanitaria portata dal Coronavirus.

È stato così confermato il via libera dalla Commissione Europea in merito all’estensione dei potenziali beneficiari che potranno usufruire dei sostegni messi in atto con il Decreto Rilancio per aiutare imprese e titolari di partita iva ad affrontare la crisi economica in corso. In questo modo, con la conferma dell’UE anche micro e piccole imprese potranno riuscire ad usufruire dei benefici economici, sia del fondo perduto che degli abbuoni Irap. Ecco cosa cambia e quali sono i requisiti per poter richiedere il sostegno.

Contributi a fondo perduto: cosa sono

Secondo quanto previsto dall’art. 25 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, è stato riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore di tutti i soggetti aventi attività d’impresa, o con lavoro autonomo, o con reddito agrario, titolari di regolare partita iva

Si tratta di una delle tante misure di sostegno previste dal Decreto Rilancio, per cui lo Stato ha messo a disposizione 6,2 milioni di euro, al fine di aiutare le piccole imprese e i lavoratori professionisti con partita iva durante l’emergenza Coronavirus. 

Infatti, secondo quanto riportato dai dati comunicati da parte dell’Agenzia delle Entrate, fino ad oggi sono stati già versati 890 mila ordinativi di pagamento, che si traducono in un totale complessivo di circa 3 miliardi di euro. 

L’importo previsto per i singoli aiuti a fondo perduto è variabile. Il calcolo dovrà essere fatto sulla base della percentuale della differenza tra il fatturato registrato dai beneficiari avvenuto nel mese di aprile 2020 e il fatturato registrato nel mese di aprile 2019 (con un minimo di 1.000 € per le persone fisiche e di 2.000 € per le imprese).

Cosa cambia dopo il via libera dell’UE

Una delle principali problematiche emerse fin dalla pubblicazione della Circolare 15/E dell’Agenzia delle Entrate che ha portato quindi alla necessità di consultare la Commissione Europea e richiedere la modifica, è in relazione alla definizione da parte del regolamento UE del termine “imprese in difficoltà”.

Infatti all’interno della circolare era stato specificato che il sostegno economico a fondo perduto poteva essere richiesto soltanto da quelle imprese che non si trovavano in una situazione di difficoltà già il 31 dicembre 2019. 

Nella Circolare, con il termine “imprese in difficoltà” si rimandava, appunto, alla definizione offerta dall’articolo 2, punto 18, del regolamento (UE) n.651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014

Secondo la definizione UE, un’impresa può essere considerata in difficoltà soltanto se rientra in uno dei casi previsti dal Regolamento. Tra gli aspetti più criticati dalla definizione europea vi è il fatto che le casistiche previste avrebbero portato di conseguenza ad escludere dalla possibilità di richiedere e di usufruire dei sostegni a fondo perduto una grande platea di imprese in difficoltà, quali piccole imprese e microimprese. 

Così in seguito alla discussione che ha visto come protagonista la Commissione Europea, è stata pubblicata la Terza modifica del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza della Covid-19

In questo modo, è stato stabilito che gli aiuti economici e dunque anche i contributi a fondo perduto, potranno essere richiesti anche da parte di microimprese e piccole imprese, anche se si trovavano già in difficoltà al 31 dicembre 2019, a condizione che non siano soggette a nessuna procedura concorsuale per insolvenza e che non abbiano ricevuto alcun aiuto da parte dello Stato per la ristrutturazione o il salvataggio. 

Chi potrà accedere al sostegno

Secondo quanto comunicato nella Circolare 15/E dell’Agenzia delle Entrate, il contributo a fondo perduto può essere richiesto da:

Titolari di reddito agrario di cui all'art. 32 del TUIR con volume d’affari nell’anno 2019 non superiore a 5 milioni di euro; da altri soggetti con ricavi di cui all’art.85, comma 1, lett. a) e b), del TUIR o compensi di cui all'art. 54, comma 1, del medesimo TUIR non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Ciò significa quindi che il contributo a fondo perduto potrà essere richiesto dai titolari di partita iva che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo e i titolari di reddito agrario, che hanno registrato nel 2019 ricavi o compensi fino ad un totale massimo 5 milioni di euro.

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che il contributo a fondo perduto può essere richiesto anche in assenza delle seguenti condizioni da parte dei soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 o dai soggetti che, dall’insorgenza di un evento calamitoso, hanno domicilio fiscale o sede operativa nel territorio di comuni colpiti dall’evento, in cui sono ancora in atto gli stati di emergenza.

I requisiti per poter accedere al fondo perduto

Per poter accedere ai contributi a fondo perduto è dunque necessario innanzitutto che il soggetto richiedente rientri nelle categorie di soggetti previsti dal Decreto Rilancio, dunque: titolari di partita iva che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo, i titolari di reddito agrario. 

Inoltre un secondo requisito fondamentale si riferisce all’ammontare dei ricavi o dei compensi registrati durante l’anno 2019, che non dovranno superare i 5 milioni di euro. 

Chi sarà escluso dal beneficio 

Specificati i requisiti per poter accedere al beneficio, l’Agenzia delle Entrate ha inoltre fornito alcune indicazioni sulla platea di soggetti che non potranno in alcun modo richiedere ed usufruire dei contributi a fondo perduto

Tra i soggetti a cui non spetta il contributi vi sono: i soggetti con attività cessata in data di presentazione della richiesta, gli enti pubblici (si rimanda all’art.74 del TUIR), gli intermediari finanziari e società di partecipazione (espresso nello specifico all’interno dell’art.162-bis del TUIR), i soggetti contribuenti che hanno diritto ad altre indennità previste dagli artt. 27 e 38 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18; ed infine, i lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (espressi dai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103).

Inoltre il contributo a fondo perduto non potrà essere richiesto neanche dai titolari di partita iva, che hanno iniziato la propria attività dopo il giorno 30 aprile 2020.   

Come fare richiesta per il fondo perduto

Per poter fare richiesta per usufruire dei contributi a fondo perduto, le imprese e i professionisti con partita iva, potranno presentare l’istanza all’Agenzia delle Entrate, presentando il modello direttamente in via telematica

Se il richiedente intende presentare autonomamente la domanda, potrà farlo accedendo all’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” presente all’interno del sito dell’Agenzia delle entrate. 

In caso contrario, potrà presentare la domanda anche attraverso un intermediario, delegato al servizio del “Cassetto fiscale” dell'Agenzia delle entrate o al servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici” del portale “Fatture e Corrispettivi” oppure alternativamente dovrà essere appositamente delegato attraverso un’auto-dichiarazione espressa all’interno del modello stesso.

L’invio della richiesta per l’accesso al contributo a fondo perduto potrà essere fatto a partire dal giorno 15 giugno 2020 entro e non oltre il 13 agosto 2020. 

Tuttavia, solo nei casi in cui coloro che hanno intenzione di richiedere il beneficio a fondo perduto siano eredi che continuano l’attività per conto del deceduto, potranno trasmettere la domanda a partire dal 25 giugno 2020 entro il 24 agosto 2020.