Aspettando la riforma delle pensioni, che il piano Colao non ha in alcun modo preso in considerazione, continua a essere Elsa Fornero al centro del dibattito sul tema della previdenza. Perché alla fine, l’ultimo grande cambiamento delle pensioni è firmato proprio dall’ex ministro del lavoro all’epoca del governo Monti. E allora, come oggi, una riforma era necessaria. Inevitabile allora che il nome della Fornero venga fuori. Il più delle volte, lo si fa per prendere le distanze dal suo operato, o quantomeno come esempio da non seguire. 

Lega, nuovo attacco a Elsa Fornero e alla sua riforma delle pensioni

L’ultimo attacco contro la riforma Fornero arriva da Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera della Lega, in un intervento in Aula. Perché allora, come oggi, la riforma delle pensioni viene accostata alle richieste che arrivano dall’Unione Europea, come ha spiegato Molinari:

La riforma Fornero delle pensioni era una riforma bella? Anche quella era chiesta dall’Europa. La patrimoniale è una riforma bella? Io non credo, ma le riforme che hanno in mente penso che siano queste”.

La Fornero si difende: grazie alla mia riforma pensioni al sicuro

Dunque, i temi sono sostanzialmente due. La prima: c'è il rischio che una nuova riforma possa ridurre le pensioni agli italiani. La seconda: attuare il famigerato prelievo forzoso ai conti correnti di tutti i cittadini del nostro paese. Minimo comune denominatore: l'Europa. I toni sono ovviamente provocatori, in linea con l’impronta politica della Lega. A queste considerazioni, Elsa Fornero ha risposto durante un talk show su La 7, spiegando che attaccarla ancora, a quasi 10 anni dalla sua riforma, è dovuto al fatto che “fa comodo elettoralmente trovarsi dei nemici”. Della serie: se gli elettori non stanno bene, allora vi dico io chi è il colpevole. Aggiunge la Fornero:

“Di volta in volta il colpevole può essere l’Europa, poi diventano gli immigrati. E talvolta il colpevole può anche essere una persona singola, che ha dato il nome a una riforma che nessuno voleva, ma che era assolutamente necessaria”.

Fornero: "Crisi diversa da quella del debito. Allora le pensioni erano a rischio". E oggi no?

Fornero però prende le distanze dall’Europa. La sua riforma non fu per niente studiata per compiacere i poteri forti:

“Quella riforma esiste perché andava fatta. La crisi del debito era ben diversa rispetto alla crisi attuale legata all’emergenza sanitaria. Chiunque abbia un po’ di sale in zucca ne è consapevole: allora, rischiavamo di non poter pagare le pensioni in essere”.

Contesto diverso, su questo non ci sono dubbi. Ma la situazione non è così distante anni luce. Perché l’Inps, in questo periodo, sta erogando soldi un po ‘a tutti gli italiani, tra cassa integrazione, reddito di cittadinanza o di emergenza. Soldi che, va ricordato, arrivano dai contribuenti. Soldi che stanno per finire.

Pensioni, ci sono cambiamenti in programma nel Piano Colao?

"Che la mia riforma sia stata fatta bene, male, questo lo lascio giudicare ad altri -continua Elsa Fornero-. ma non l’abbiamo fatta perché ce lo diceva l’Europa, l’abbiamo fatta perché era necessario ridare credibilità al nostro Stato quanto alla possibilità di ottenere credito”.

Così l'ex ministro ha chiuso il suo intervento durante il talk show di La 7 Tagadà. Ridare credibilità allo Stato è anche lo stesso obbiettivo di Palazzo Chigi, con il premier Giuseppe Conte al lavoro assieme al suo entourage per restituire linfa e e ripresa al paese in attesa di ripartire dopo l'emergenza sanitaria. Il piano Colao rientra in tal disegno. Ma, come abbiamo accennato, una riforma delle pensioni non è stata in alcun modo presa in considerazione.

Pensioni, dopo la Fornero urge nuova riforma. Cosa si potrebbe fare

A tal proposito, interpellato da Pensioni per Tutti, si è espresso così l'esperto sulle pensioni Claudio Maria Perfetto:

“Per consentire al motore dell’economia di funzionare è necessario che i sessantenni vadano in pensione. Alla riforma delle pensioni il Piano Colao non fa accenno, e ritiene che per “difendere l’occupazione” basti “garantire liquidità e rafforzare la capitalizzazione delle imprese” 

Per Claudio Maria Perfetto anche la strategia del governo rischia di rivelarsi errata. Incentivare le assunzioni delle aziende potrebbe essere controproducente. Le imprese assumono se hanno la certezza che i propri prodotti vengano venduti. E in Italia, in questo momento, i consumi sono paralizzati. Continua l'esperto:

“Sarà necessario iniettare nell’animo degli italiani più fiducia nello Stato, cosa che potrà avvenire se lo Stato saprà elaborare una riforma fiscale e una riforma delle pensioni davvero eque. Lo Stato darà prova di esserne davvero all’altezza salvaguardando innanzitutto gli ultimi 6.000 esodati“.

Pensioni, qual è la situazione

Quota cento è ancora attiva. Salvo sorprese, rimarrà in vigore fino a quella che è considerata la sua naturale scadenza, che è prevista per il 2021. A meno di ulteriori proroghe, magari suggerite dalla crisi per il coronavirus, potranno beneficiarne i lavoratori con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Con finestra di uscita di tre mesi per il settore privato e di sei per il settore pubblico.

Invariato anche l’indice aspettativa di vita fino al 31 dicembre 2022. Tradotto: con 20 anni di contributi, uomini e donne potranno andare in pensione a 67 anni. Resta anche lo sconto di 5 mesi sull’età pensionabile per gli addetti ai lavori gravosi: con 30 anni di contributi, permane la possibilità di andare in pensione a 66 anni e 7 mesi. 

Pensione anticipata, ecco chi può andarci e chi no 

Per la pensione anticipata, i requisiti rimangono quelli attuali e nulla cambierà fino al 2026. Stesso discorso vale per quanto riguarda l’attesa dei tre mesi di finestra di uscita successiva alla maturazione dei requisiti contributivi. Il limite minimo rimane fermo a 42 anni e 10 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne. 41 anni è il limite minimo per i lavoratori precoci, indipendentemente dal genere.  In versione contributiva, la pensione anticipata interessa i lavoratori che hanno il primo contributo accreditato dopo il 1995. In tal caso occorrono 20 anni di contributi ed almeno 64 anni di età. L?importo mensile non dovrà essere inferiore a 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale. 

Come funziona e che cos'è la pensione in totalizzazione 

Infine, piccolo focus sulla pensione in totalizzazione, molto spesso unica alternativa per chi ha contributi in più gestioni previdenziali. Fino a fine 2022, per ottenerla, l’interessato dovrà avere almeno 66 anni di età e 20 anni di contributi. Ma dovrà attendere 18 mesi per effetto della “finestra di uscita”. La pensione anticipata potrà essere richiesta con 41 anni di contributi ma con un’attesa di 21 mesi.