Raddoppia la quota di welfare aziendale, legata ai fringe benefits, esentasse: per l'anno di imposta 2020 la quota di beni e servizi ceduti dall'azienda ai dipendenti che non concorre alla formazione del reddito passa a 516,46 euro dai 258,23 euro.

Già la manovra fiscale 2020 introduceva delle novità in materia di welfare aziendale attraverso l'innalzamento della soglia di non concorrenza al reddito per i buoni pasto (sia cartacei che elettronici). Con il DL di Agosto invece la soglia esentasse di tutti i beni o servizi ceduti dall'azienda, i cosidetti "fringe benefits" passa da 258,23 a 516,46 euro.

Quindi per il lavoratore dipendente, per l'anno di imposto 2020, il cuneo fiscale sarà leggermente ridotto, anche se in modo indiretto.

Passiamo in esame le varie forme di fringe benefits, la loro tassazione ed i vantaggi.

Cosa è il welfare aziendale

Il welfare aziendale si potrebbe definire come una sorta di filosofia di performance aziendale lavorativa, con la quale l’azienda prende atto che curare il benessere e la soddisfazione dei propri dipendenti porta benefici e aumento di produttività. Il welfare aziendale comprende una serie di servizi, prestazioni e somme che il datore di lavoro elargisce a favore dei suoi dipendenti con l’obiettivo di aumentare il benessere dei lavoratori e del loro ambiente familiare.

Un piano di welfare aziendale viene realizzato dando un aumento retributivo non in moneta ma sotto forma di benefit non tassati (definiti benefits) destinati ai lavoratori e ai loro familiari. Buoni Spesa, Buoni Benzina, Premi e regali, Esperienze, Auto aziendale, Buoni pasto. Tantissimi possono essere i premi, le agevolazioni, i servizi e le prestazioni che un’azienda può far rientrare nel suo piano di welfare, catalogabili in:

  • Assistenza Sanitaria Integrativa
  • Somministrazioni di vitto
  • Prestazioni di trasporto collettivo
  • Prestazioni di trasporto pubblico
  • Oneri di utilità sociale
  • Servizi di educazione e istruzione
  • Servizi di assistenza
  • Prestazioni per il rischio di non autosufficienza
  • Previdenza complementare
  • Spese sanitarie

Il concetto di flexible benefits, in cui ricadono tutte le misure di welfare aziendale, non va confuso con quello di fringe benefitis. La differenza tra le due tipologie di benefits è estremamente legata ai concetti di detraibilità e detassazione. 

I Fringe Benefits sono i cosiddetti compensi in natura ossia quei benefici che il datore di lavoro dà ai suoi dipendenti che vanno ad aumentare il valore della retribuzione (ad esempio: i buoni spesa, il buono carburante, la cesta regali per il Natale, l’utilizzo di auto aziendali, il cellulare aziendale con uso anche personale, il portatile, l’alloggio, la concessione di prestiti, i fabbricati concessi in locazione, in uso o in comodato e i servizi di trasporto ferroviario di persone prestati gratuitamente e così via). Tali concessioni, possono essere stabiliti ab origine nel contratto di lavoro, oppure possono essere ottenuti successivamente mediante accordo singolo tra lavoratore e datore di lavoro. Questi beni vanno conteggiati nel reddito imponibile del lavoratore e sono tassati. L’unica eccezione si verifica quando il valore di questi beni resta non superiore alla soglia di 258,23 euro annui. Con il DL di Agosto questa soglia è raddoppiata.

Flexible Benefits è invece la categoria di "benefici" in cui rientrano le somme, le prestazioni e i servizi che il datore di lavoro eroga alla generalità dei propri dipendenti in una politica di welfare aziendale. Non sono pertanto compresi nel contratto individuale, ma derivano da una scelta che l’azienda fa nei confronti di categorie omogenee di lavoratori e hanno l’obiettivo di migliorare il benessere e la qualità di vita dei dipendenti e dei loro familiari. In quest’ottica questi servizi, pur contribuendo ad aumentare la retribuzione, non partecipano alla formazione del reddito imponibile e sono pertanto oggetto di detassazione (qualche esempio: le assicurazioni sanitarie e le integrazioni pensionistiche, gli asili nidi per i figli, le borse di studio, i trasporti pubblici, i premi di produzione).

Chi beneficia del fringe benefit

I beneficiari di un piano di welfare aziendale sono i lavoratori dipendenti che lavorano in aziende pubbliche o private (in realtà poi con l’approvazione nel 2017 del Jobs Act del lavoro autonomo alcuni benefits possono essere estesi anche ai lavoratori autonomi e professionisti titolari di partita IVA).

l’Agenzia delle Entrate, nell’interpello nr. 273/2019 ha chiarito che

l’espressione “categorie di dipendenti”, utilizzata dal legislatore, non va intesa soltanto con riferimento alle categorie previste nel codice civile (dirigenti, operai, etc.), bensì a tutti i dipendenti di un certo tipo (ad esempio, tutti i dipendenti di un certo livello o di una certa qualifica, ovvero tutti gli operai del turno di notte ecc.), ovvero ad un gruppo omogeneo di dipendenti, anche se alcuni di questi non fruiscono di fatto delle “utilità” previste.

Per alcune tipologie di benefits, a goderne dei vantaggi non solo è il dipendente, privato o pubblico, ma anche i loro famigliari.

Invence per il fringe benefits, come l'auto aziendale, l'uso del telefono aziendale, i buoni pasto, il beneficiario unico e diretto del bene o del servizio è il signolo dipendente in base all'accordo di lavoro tra lui ed il datore di lavoro.

Tassazione IRPEF dei fringe benefit

Come si è detto nel precedente paragrafo i "flexible benefit" non sono tassati. L’articolo 51 del TUIR prevede le somme, i servizi, le prestazioni che possono rientrare in un piano di welfare aziendale. In particolare, l’articolo dice che il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Nel secondo comma elenca, invece, tutti i redditi erogati ai dipendenti che non concorrono a formare la base imponibile. Vediamo quali sono:

  • Assistenza Sanitaria Integrativa; i contributi versati dal lavoratore o dal datore di lavoro non sono tassabili fino un massimo di 3.615,20 euro e possono essere destinati non solo al dipendente, ma (dove previsto contrattualmente) anche ai suoi familiari.
  • Somministrazioni di vitto sottoforma di di mense aziendali organizzate dal datore di lavoro o da terzi, i buoni pasto o voucher (per un importo giornaliero di 4 euro se cartaceo, precedentemente alla legge di bilancio 2020 era di 5,29 euro giornalieri, di 8 euro se elettronico, in precedenza era di 7 euro) e le indennità sostitutive di mensa per gli addetti ai cantieri edili o a strutture lavorative temporanee (per un massimo giornaliero di 5,29 euro).
  • Prestazioni di trasporto collettivo come il servizio di navetta, fornito dal datore di lavoro o da terzi, che conduce i lavoratori da un determinato luogo alla sede di lavoro e prestazioni di trasporto pubblico, come gli abbonamenti al trasporto pubblico acquistati dal datore di lavoro oppure i rimborsi per gli abbonamenti acquistati dai lavoratori. 
  • Forme di utilità sociali come la partecipazione alla spesa per l'educzione, ricrezione, assistenza sociale, istruzione di figli.

I beni e servizi concessi invece in fringe benefit dal datore di lavoro al singolo dipendente concorre a formare reddito da lavoro e dunque ad essere tassato, in base alle aliquote IRPEF dello scaglione di reddito in cui ricade il lavoratore. Tuttavia è stata prevista dal Testo Unico delle Imposte sui Reditti (TUIR) una soglia di esenzione. Questa soglia è di 258,23 euro. Se il bene o servizio utilizzato come benefit dal lavoratore ha un valore che supera questo importo, la parte eccedente la soglia concorre a formare reddito da lavoro dipendente ed è soggetto a tassazione irpef.

Il trattamento fiscale dei compensi in natura (c.d. “fringe benefits“) è contenuto nell’articolo 51 del DPR n 917/86. Ma come è determinato il valore dei beni o servizi ceduti in benefit al dipendente che concorre alla formazione del reddito soggetto a irpef?

Le regole con cui vengono valorizzati i vari elementi divergono a seconda della natura di tali “elementi“.

Con riferimento alle cessioni di beni, la valorizzazione in esame deve seguire le seguenti regole:

  • Applicazione del prezzo mediamente praticato dall’azienda nelle cessioni al grossista, nell’ipotesi di cessione di beni prodotti dall’azienda medesima;
  • Applicazione delle disposizioni sul “valore normale” genericamente previste dall’articolo 9 del DPR n 917/86. Disposizione valida in ogni altra ipotesi (cessione di beni prodotti dall’azienda ma non commercializzati all’ingrosso. Oppure cessione di beni non prodotti dall’azienda e, in ogni caso, prestazioni di servizi).

Stabilito il valore dei beni o servizi, i fringe benefits concorrono alla formazione del reddito imponibile IRPEF del periodo di imposta per l’importo che eccede la soglia di € 258,23. Questo ai sensi del citato comma 3, dell’articolo 51 del DPR n 917/86. Il DL di Agosto eleva per l'anno di imposta 2020 questa soglia a 516,46 euro, consentendo quindi al dipendente di beneficiare maggiormente del fringe benefit.

Con riferimento alle erogazioni liberali, il limite di € 258,23 è stabilito con riferimento all’intero periodo di imposta del singolo dipendente. 

Auto Aziendale in fringe benefit

L’attribuzione al lavoratore dipendente dell’auto aziendale è considerata un fringe benefit. Questo significa che tale attribuzione deve essere assoggettata a tassazione. Per gli autoveicoli e i ciclomotori ad uso promiscuo del dipendente (di cui all’articolo 54, comma 1, lettere a), c), e m) DLgs n 285/95), viene assoggettato a tassazione un importo forfettario. Tale importo è il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri. Tale valore è determinato in base al costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali che l’ACI. Tabelle elaborate entro il 30 novembre di ciascun anno e comunicare al Ministero delle Finanze che provvede alla pubblicazione entro il 31 dicembre. Le tabelle ACI hanno effetto dal periodo di imposta successivo, al netto degli ammontari eventualmente trattenuti al dipendente. Nell'articolo Irpef più pesante con le auto aziendali inquinanti puoi leggere come la tassazione del fringe benefit auto si riduce al 25% per le auto meno inquinanti. 

Se l'auto è concesso solo ad uso aziendale, non vi è alcuna tassazione, ma il lavoratore non può usarlo anche per esigenze personali e famigliari.

Fringe benefit attraverso prestiti aziendali

Anche la concessione di prestiti dall’azienda al dipendente è considerata corresponsione di benfit. In caso di concessione di prestiti, si assume come compenso in natura il 50% della differenza tra:

  • L’importo degli interessi calcolato al Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR) vigente al termine di ciascun anno;
  • L’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi.

Tale regola non si applica per i prestiti stipulati anteriormente al 1° gennaio 1997, per quelli di durata inferiore ai dodici mesi concessi, a seguito di accordi aziendali, dal datore di lavoro ai dipendenti in contratto di solidarietà o in cassa integrazione guadagni. Oppure a dipendenti vittime dell’usura.

Abitazioni concesse in fringe benefit

Se il datore di lavoro concede in locazione o in comodato d'uso gratuito un immobile al proprio dipendente ed alla su famiglia, la parte considerata come reddito di lavoro, che sarà soggetta a tassazione, è la differenza tra la rendita catastale del fabbricato aumentata di tutte le spese inerenti il fabbricato stesso e la somma versata dal dipendente o trattenuta dal dipendente in base all'accordo di lavoro. Ad es. per un immobilie la cui rendita catastale sia 1.000 euro e le spese condominiali siano 1.500 euro annui, se al lavoratore è trattenuta in busta paga una somma di 100 euro al mese, l'importo che concorre al reddito è la differenza tra 2.500 (rendita catastale più spese) e 1.200 euro (trattenuta annua al lavoratore). Ricordiamo che in base al DL di Agosto 2020, la soglia esentasse è stata raddoppiata a 516,46 euro.

Occhio alla tassazione IRPEF dei fringe benefit

Se questo articolo ti ha incuriosito e hai in mano una delle tue ultime buste paga, e sei un lavoratore dipendente che ha ricevuto dei fringe benefit controlla se hai ricevuto o meno la tassazione in busta paga.

Al di fuori delle categorie speciali (autoveicoli, ciclomotori, prestiti, fabbricati) la tassazione avviene in ogni caso, quando l’importo supra la soglia di € 258,23. Per l'anno 2020 sarà di 516,46 euro. L’aspetto importante da sottolineare è che tale importo non rappresenta una franchigia. Questo significa che quando nell’anno l’ammontare dei fringe supera la soglia tutto l’importo è assoggettato a tassazione.

Questo è un aspetto molto importante in quanto è spesso frutto di errore da parte del dipendente che crede di poter evitare la tassazione, almeno per quella quota di benefit.