Sono passati circa due mesi dall’inizio della pandemia che, per i mercati finanziari, come evidenziato dagli analisti di Marzotto Investment House, possiamo datare con la penultima settimana di febbraio 2020.

Dopo circa 60 giorni dall’inizio dei contagi e con l’esperienza della Cina davanti agli occhi, secondo gli esperti si possono fare dei ragionamenti su come si sono comportati gli indici azionari e su cosa potremmo attenderci nei prossimi mesi.

Il “nuovo” quadro di riferimento

Gli indici azionari, dopo il crollo delle prime settimane di marzo, hanno cominciato a risalire soprattutto sulla spinta degli interventi di politica fiscale e delle banche centrali.

A differenza del 2008 in cui le autorità non capirono immediatamente l’importanza sistemica di Lehman Brothers e tergiversarono per settimane sull’opportunità o meno di aiutare le banche, in questa occasione l’intervento, soprattutto della FED, è stato immediato.

A detta di Marzotto Investment House, possiamo quindi essere convinti che la lezione di non fare avvitare i mercati finanziari, lasciandoli nell’incertezza e nel panico, è stata appresa e metabolizzata dalle autorità fiscali e monetarie che, nel complesso, hanno dato una risposta valida e soprattutto abbastanza sincronizzata.

Nel momento in cui vediamo cosa è accaduto nello Hubei e a Wuhan, possiamo fare delle considerazioni sui tempi.

Considerazioni sui tempi: come sarà la fase 2?

Apparentemente in 10 settimane si sarebbe dovuti passare alla fase 2, ovvero un principio di “normalizzazione”.

Tuttavia, dobbiamo tenere conto che la Cina ha avuto due facce. Da un lato il  lock-down e la chiusura dei confini nel Wuhan sono stati immediati con l’insorgere dei primi casi e, soprattutto, sono stati rispettati al 100% dalla
popolazione.

Il resto della Cina, pur con elevate precauzioni, ha comunque mantenuto un livello almeno minimo di operatività.
In occidente le chiusure sono state fatte per gradi e soprattutto asincronicamente, per cui presumibilmente i Paesi ne usciranno con tempistiche diverse.

Proprio per questa ragione il traffico aereo e il turismo difficilmente ripartiranno fino a che i numeri tra i diversi paesi non saranno maggiormente omogenei.

In previsione di una riapertura più allargata in Italia solo ad inizio maggio, possiamo dire che saremmo  coerenti con i tempi di Wuhan.

Italia ed Europa: quali attività ripartiranno prima?

La fase 2 cominciata dopo Pasqua in Italia, con differenze tra nord e sud, e soprattutto tra regione e regione, è un primo passo verso la cosiddetta “normalizzazione”.

Inizialmente a ripartire saranno soprattutto alcune attività artigianali, alcune tipologie di cantieri, una minima parte di attività commerciali al dettaglio e parte delle attività industriali che avevano dovuto chiudere a marzo.

Negli altri paesi europei si procede a macchia di leopardo. Forti anche di un tasso di mortalità molto più basso rispetto ad altri paesi, Norvegia, Austria e danimarca ad esempio hanno cominciato anche loro una graduale riapertura.

Cosa succederà da ora in poi agli indici azionari?

Il calo del PIL a livello mondiale è scontato. Il Fondo Monetario si è spinto a prevedere un calo complessivo del 3% a livello globale che potrebbe arrivare ad un calo del 9% in Italia.

Gli analisti di Marzotto Investment House non credono che in questa fase il mercato si focalizzi sui numeri stimati, in quanto preferisce concentrarsi su che tipo di dinamiche avremo una volta che il lock-down sarà finito.

Sicuramente l’intervento fiscale e monetario delle autorità ha evitato secondo gli esperti di “drammatizzare” ulteriormente l’inevitabile calo del PIL nel 2020, regalando tempo prezioso agli investitori e contribuendo a fermare il crollo in atto sugli indici azionari.

Nondimeno, anche se ci sono a detta degli esperti, soprattutto sulla parte prospettica diversi elementi che potrebbero indurre ad un “moderato” ottimismo sulla capacità di recupero della congiuntura a partire dal terzo trimestre, ci
troviamo in un terreno sconosciuto perché a memoria d’uomo una pandemia del genere non c’è mai stata.

Di conseguenza, rimane un gigantesco punto interrogativo sul comportamento che avranno consumatori e investitori nei prossimi mesi.

Da notare che i mercati azionari nelle ultime settimane hanno mostrato andamenti sensibilmente diversi tra un’area geografica che potrebbe riprendersi velocemente, quale quella degli Stati Uniti, con gli occhi puntati sull'S&P500, ed una come l’Italia dove il Ftse Mib presumibilmente recupererà lentamente.

Mercati azionari: il peggio è alle spalle?

Il vistoso calo dell’indice della volatilità il VIX, che per il momento non ha avuto recrudescenze di particolare gravità, sembrerebbe indicare che i minimi di periodo sono stati visti.

Gli esperti di Marzotto Investment House fanno sapere che sarebbero d’accordo con questa tesi, a patto che i contagi continuino a diminuire e che il processo di riapertura possa continuare senza vistosi ostacoli.

Ci saranno ancora sedute borsistiche molto negative, ma se la tesi degli analisti è corretta, ci saranno anche nuovi compratori a sostenere gli indici.

Se il benchmark di riferimento è la Cina, i suoi indici sono tutti tra -10% e -15% dei recenti massimi, percentuali che potrebbero lasciare ancora margini di recupero agli indici dei paesi industrializzati, soprattutto tra quelli più
penalizzati.