Cautela e prudenza da parte del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. L'intervento tenuto al termine del Consiglio dei Ministri di venerdì si è caratterizzato per i toni alquanto sobri ma - nonostante la facciata - è indubbio il celarsi di un sano ottimismo giustificato soprattutto dai dati relativi al debito pubblico: rispetto al Pil è visto in ulteriore diminuzione anche nel corso del prossimo anno sotto la soglia del 130% a 129,9%. Un dato significativo per il futuro del paese ma che non può essere considerato un inizio per il recupero dello stato di salute dell'intera nazione se non accompagnato da un'azione più veloce e concreta soprattutto in chiave occupazionale. Di quest'ultima, l'Inps ha posto l'accento sul dato dei contratti a tempo indeterminato: sono solo il 2,5% dei nuovi rapporti di lavoro (circa un milione) sottoscritti da gennaio a luglio. Un dato basso, troppo basso, e che preoccupa. Nel suo discorso a Dublino, anche il numero uno della Bce Mario Draghi, ha voluto lanciare un monito sul tema dell'occupazione: "i giovani non vogliono vivere di sussidi, vogliono lavorare ed espandere le proprie opportunità".

Il tema è sui tavoli di tutti i leader politici - primi fra tutti l'Italia - ma la via di uscita sembra essere ancora lontana. Troppo lontana.

Di certo in Italia il quadro politico inizia a prendere una forma più netta e caratterizzata da contorni ormai chiari anche in funzione di alcune nomine. Il Movimento a 5 Stelle ha schierato il suo candidato premier mentre si attendono sviluppi sia in casa PD che nell'opposta fazione di centro-destra.

Il mercato non sembra risentire di questo apparente immobilismo politico anche se proprio questo potrà (e con molte probabilità) sarà il volano per una potenziale perdita di fiducia (post elezioni) nel nostro paese.