L'analisi del Ftse Mib

Anche l'ultima seduta della scorsa settimana si è chiusa in rosso a Piazza Affari che ha perso terreno per la seconda giornata di fila.

Il Ftse Mib ha terminato gli scambi a 20.799 punti, con un affondo del 3,5% ed è ancora più pesante il bilancio settimanale visto che nelle ultime cinque sedute l'indice delle blue chips ha lasciato sul parterre il 5,39% rispetto al close del venerdì precedente.

Il mercato resta con i nervi scoperti, complici le cattive notizie che continuano ad arrivare dal fronte coronavirus nel nostro Paese.

Uno scenario che pare destinato ad avere ancora ripercussioni negative sul mercato, con il rischio molto alto di assistere ad ulteriori scossoni.

Dal punto di vista tecnico l'impostazione del Ftse Mib si conferma precaria e molto vulnerabile e ulteriori segnali di negatività si avranno da subito con discese sotto i 20.600/20.500 punti.

Al di sotto di questo livello l'indice tornerà sui minimi di agosto 2019 in area 20.000/19.900, la cui tenuta sarà cruciale per evitare ribassi più pesanti verso i 19.500 punti prima e in seguito in direzione dei 19.200/19.000 punti.

Con la tenuta dei 20.600/20.500 punti il Ftse Mib potrà tentare un recupero che troverà un primo ostacolo in area 21.000/21.100.

Oltre questa soglia l'indice potrà allungare il passo verso i 21.400/21.500 punti prima e in seguito in direzione dei 21.800 e dei 22.000 punti, ma il vero ostacolo da superare sarà rappresentato dai massimi della scorsa settimana in area 22.350.

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Unicredit resta in cattive acque. Quando intervenire sul titolo?

Ennesima chiusura in flessione venerdì scorso per Unicredit che ha perso terreno per settimana seduta consecutiva.
Il titolo si è fermato a 9,952 euro, con un ribasso dell'1,8%, riuscendo comunque a difendersi meglio dell'indice Ftse Mib e di tutti gli altri protagonisti del settore bancario.

Al pari di quanto accaduto per l'indice di riferimento, anche Unicredit si è riportato su valori di prezzo che non si vedevano ormai da agosto dello scorso anno.

Il titolo da inizio 2020 mostra una flessione di oltre il 23%, più che doppia rispetto a quella del Ftse Mib che al momento cede l'11,5% rispetto ai valori di chiusura del 2019.

Al pari degli altri bancari, Unicredit sta risentendo dei crescenti timori legati alla diffusione del coronavirus in Italia e alle ripercussioni che ciò potrà avere sull'economia del Paese.

Il titolo è fortemente penalizzato dall'impennata dello spread BTP-Bund che continua a balzare in avanti, tanto che nell'intraday di venerdì si è spinto anche poco oltre i 201 punti base.

A condizionare negativamente il settore bancario è anche la prospettiva di possibili nuovi taglio dei tassi di interesse da parte della BCE, cosa che andrebbe a pesare sulla redditività degli istituti di credito.

Nei giorni scorsi intanto gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno evidenziato che secondo loro le banche in Italia soffriranno per via dei minori flussi di business, della peggior performance degli asset in gestione e dei Btp e del peggioramento della qualità del credito, in una misura che dipenderà dalla dimensione e dalla lunghezza della crisi legata al coronavirus.

Quanto agli ultimi giudizi espressi dalle banche d'affari, ricordiamo che di recente Goldman Sachs ha confermato Unicredit nella sua conviction buy list, segnalando che il titolo offre opportunità quale tema interessante nell'ambito delle ristrutturazioni.

A puntare sul titolo è anche Berenberg che a fine febbraio ha ribadito la raccomandazione "buy", con un prezzo obiettivo alzato a 17 euro.

Dal punto di vista tecnico Unicredit è in una tendenza negativa di breve e di medio termine, motivo per cui andrà approcciato con la massima cautela.

Se da una parte sono possibili rimbalzi anche veloci e di una certa entità, dall'altra è elevato il rischio di assistere ad ulteriori affondi.

Conferme in tal senso giungeranno dalla mancata riconquista di area 10 euro e dalla contestuale flessione sotto i minimi di venerdì scorso in area 9,7 euro.

Con la violazione di questa soglia Unicredit perderà ancora terreno versoi 9,5 euro e i 9,35 euro, con il rischio di una prosecuzione delle vendite verso i 9,2/9,15 euro prima e in seguito fino ai minimi di agosto 2019 a 9,07 euro.

Negativo sarà un eventuale abbandono dei 9,07 euro, sotto cui Unicredit troverà un primo sostegno in area 8,8/8,7 euro e un supporto successivo a 8,5 euro.

Con un ritorno al di sopra dei 10 euro il titolo metterà nel mirino i 10,2 euro prima e i 10,4/10,5 euro in seguito, oltrepassati i quali ci sarà spazio per un test di area 11 euro.

Positivo sarà il superamento di questa soglia psicologica, preludio ad un allungo di Unicredit verso gli 11,4 euro prima e gli 11,7/11,75 euro in un momento successivo.