Domani la Corte Costituzionale tedesca emetterà la propria sentenza, sarà una sentenza importante? Ditemi voi! Milano Finanza, il noto quotidiano finanziario per non caricare l’evento di tensione oggi titola Unicredit: la Corte tedesca domani può cambiare i destini dell’Europa.

Dopo cinque anni di processo al Quantitative Easing, i giudici tedeschi stabiliranno se è illegale. Che cosa rischia l'Italia se salta la protezione di Francoforte sui Btp? Venerdì Moody's e Dbrs esprimeranno il loro giudizio sul Paese

Insomma avete capito, è la sentenza più importante degli ultimi vent’anni.

Partiamo dall’inizio anche se naturalmente per esigenze di facile comprensione cercherò di riassumere.

Voi sapete che durante il periodo di Presidenza Draghi la Bundesbank non ha fatto mancare le proprie critiche al banchiere centrale italiano. Weidmann, il capo della cosiddetta Buba, come viene familiarmente chiamata la banca Centrale tedesca spesso a criticato Draghi. 

I due Banchieri Centrali hanno assunto la loro carica quasi contemporaneamente, Weidmann a maggio, Draghi a novembre del 2011, ed i loro buoni rapporti sono durati veramente poco, qualche mese.

Nel luglio del 2012, infatti, come tutti sanno, a Londra, durante un convegno tra l’altro neppure troppo importante, Mario Draghi pronuncia l’ormai celeberrimo “Whatever it takes” ossia a qualunque costo, e si stava riferendo a preservare l’euro.

Aggiunse poi, “E credetemi, sarà abbastanza”.

Allora io chiarisco. Proprio per quella decisione, anni dopo, quando mi è stato chiesto di fare la classifica dei nemici interni dell’Italia, misi Mario Draghi al primo posto, addirittura davanti a Prodi, Monti, Ciampi e Napolitano.

Con quel whatever it takes, infatti Draghi ha condannato l’Italia a prolungare fino ad oggi i patimenti per il nostro povero Paese.

Napolitano nell’estate del 2011 chiamò Monti, dicendogli di tenersi pronto per quello che, nessuno mi toglierà dalla testa, fu un golpe che si concretizzò nel mese di novembre con la defenestrazione del Governo Berlusconi e la nostra condanna a sofferenze inenarrabili.

Per questo io ai tanto decantati litigi fra Draghi e Weidmann, ho sempre creduto poco. Draghi, di fatto, ha concesso alla Germania di fare in Europa il bello ed il cattivo tempo, altro che danneggiare i panzer.

Se c’è qualcuno che ha dato uno schiaffo alla Germania, questo è stato Donald Trump.

Ma torniamo a noi. Passano alcuni anni dal Whatever it Takes, siamo nel 2015, e la situazione in Europa diventa insostenibile, l’azzeramento dei tassi non è sufficiente a far ripartire l’eurozona, diventa indispensabile per la Banca Centrale europea ricorrere a quegli strumenti di politica monetaria cosiddetti non convenzionali (proprio come le armi), in particolare il Quantitative easing.

Tutti d’accordo, ma la Germania alza la mano e dice, piano, noi non siamo proprio d’accordo.

E si torna quindi a parlare di uno scontro Draghi/Weidmann. 

I tedeschi vogliono che si pronunci la loro Corte Costituzionale, perché la loro Costituzione vieta di utilizzare soldi pubblici, ossia soldi dei contribuenti tedeschi, per aiutare stati esteri in difficoltà, ed il Quantitative easing si potrebbe configurare come aiuti a favore di altre nazioni. Una specie di monetizzazione del debito.

Con un certo ritardo, ma alla fine la Corte Costituzionale, che si riunisce nella città di Karlsruhe, dà il proprio via libera. A convincere i togati tedeschi il fatto che l’operazione ha una scadenza e gli acquisti da parte della Bce seguiranno principi di proporzionalità.

Insomma nessun Paese verrà privilegiato. 

L’operazione come sappiamo verrà poi prorogata, ed infine conclusa, ma poco dopo la sua conclusione tornano i problemi nell’eurozona, soprattutto per alcuni Paesi. 

Nel frattempo si avvicina la scadenza del mandato a Mario Draghi che poco prima di lasciare l’eurotower, ossia il grattacielo di Francoforte, lancia una nuova operazione di Quantitative easing, stavolta di importo inferiore rispetto a quelle precedenti, ma con una novità: non è stata fissata una scadenza, insomma gli acquisti da parte della Bce verranno sospesi solo quando non ci sarà più la necessità di intervenire.

Nel frattempo scoppia anche il corona virus, i problemi si moltiplicano e la nuova presidentessa della Bce, Christine Lagarde mette sul tavolo anche il carico da undici.

Un piano di acquisti denominato PEPP, una bocca di fuoco non indifferente, si tratta infatti di 750 miliardi di euro. 

Ma la cosa più importante è che non vengono più rispettati i cosiddetti Capital Keys, ossia le quote massime stabilite per gli acquisti di ciascun Paese dell’eurozona.

La Germania può davvero far saltare l’euro?

In pratica, di fatto, sta comprando molti nostri BTP visto che l’Italia è stata particolarmente colpita dall’emergenza covid 19.

Chiariamo, non siamo ancora certi se la Corte Costituzionale tedesca domani si pronuncerà solo sul Qe di Draghi o anche sul piano PEPP della Lagarde. Ma comunque sarà una sentenza importante.

Pronostici.

Io ritengo che i tedeschi chiuderanno un occhio e daranno l’ok anche per queste misure messe in campo dalla BCE. Insomma opteranno per una decisione politica.

La Germania, anche la grande Germania, così come tutti gli altri Paesi del mondo, andrà senza dubbio incontro ad una forte recessione, e non sembra questo il momento migliore per loro, per creare problemi a livello europeo.

Joschka Fischer, ricordate Ministro degli esteri e vice cancelliere del Governo Schroeder, ex sessantottino ed attualmente del partito dei verdi, quindi europeista convinto ammonisce: "la Corte costituzionale tedesca non ha il mandato di far deragliare il progetto europeo".  

Della stessa idea il capo economista di Unicredit, Erik Nielsen che prevede che la sentenza dei giudici di Karlsruhe sarà a favore della Banca centrale europea,

ma, e qui viene il bello, aggiunge, attenzione alle testuali parole:

ma se dovessi sbagliarmi un caos di proporzioni mai viste calerà sull'Europa.

Perché, cosa accadrebbe? Risponde Nielsen

Se il tribunale dovesse dichiarare che gli acquisti di titoli di Stato non sono conformi alla legge tedesca, proibirebbe alla Bundesbank di partecipare al programma e, in senso stretto, non bloccherebbe il progetto in generale. Ma metterebbe la Bundesbank in una posizione insostenibile perché è legalmente obbligata a seguire le decisioni della Bce. Con la Banca centrale tedesca così incastrata fra incudine e martello, il programma di acquisto del debito pubblico rischia di zoppicare per un breve periodo e questo porterebbe sicuramente a rischio l'esistenza dell'eurozona.

Capito?

Forse ci siamo, anche se, come ho già anticipato, non mi faccio illusioni.