Ernst Glanzmann e Reiko Mito, responsabili strategie azionarie per il Giappone di GAM Investments, spiegano che il 2018 è stato un anno difficile per gli investitori nella maggior parte delle asset class e le azioni giapponesi non hanno fatto eccezione: il TOPIX è crollato di quasi il 18% in valuta locale, segnando la peggiore performance annuale dalla crisi finanziaria globale. Ciò è in parte il riflesso delle aspettative elevate dopo un 2017 altalenante, quando il prezzo degli strumenti più esposti al rischio era salito inesorabilmente, trainato dall’espansione economica globale sincronizzata abbinata al basso costo del denaro.

Come negli Stati Uniti, a ottobre la brusca correzione del mercato azionario in Giappone è stata chiaramente trainata dai titoli growth, poiché la prospettiva di un aumento dei rendimenti obbligazionari ha spinto gli investitori a interrogarsi sull’opportunità di conservare in portafoglio i settori più costosi del mercato azionario globale. Ernst Glanzmann e Reiko Mito potrebbero essere tentati di dire che il Giappone non ha risentito molto dei fattori esterni, ma sarebbe un’eccessiva semplificazione. Ernst Glanzmann e Reiko Mito non pensano che le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti non abbiano provocato alcun impatto sull’economia giapponese e sulla redditività delle imprese del Paese. Tuttavia, secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Giappone è assai meno vulnerabile rispetto a molti altri mercati emergenti e sviluppati.

Non ci sorprende che l’FMI, recentemente, abbia rivisto al rialzo le stime di crescita economica del Giappone per il 2019 (+0,2%) e abbia invece rivisto al ribasso quelle complessive delle economie sviluppate (-0,1%). Ci chiediamo se il mercato azionario giapponese non sia stato punito ingiustamente nel 2018 e se non possa rappresentare, invece, un’opportunità interessante. La risposta a entrambi questi interrogativi va ricercata nell’analisi fondamentale.