Né "commerciale" né tanto meno "diplomatica", ma guerra e basta. Si fa incendiaria stavolta la retorica bellicosa che accompagna da giorni i primi passi ufficiali della Brexit. E per la prima volta dal voto britannico del 23 giugno scorso gli inglesi fanno affiorare nel dibattito su uno dei nodi più spinosi dei negoziati l'ipotesi estrema di un conflitto armato alle porte dell'Europa. 

A scatenare le nuove polemiche, a neanche una settimana dalla lettera con cui il premier britannico Theresa May ha notificato ai partner europei la volontà del Regno Unito di far scattare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, la querelle  apertasi la scorsa settimana sul futuro di Gibilterra, il territorio "d'Oltremare" all'estremo margine della Penisola Iberica sotto giurisdizione inglese dal 1713, ma che la Spagna non ha mai smesso formalmente di rivendicare.

L'UE: su Gibilterra avrà voce anche la Spagna 

Ad accendere gli animi dei britannici è stata la pubblicazione delle linee guida negoziali per la Brexit inviate ai governi dei Paesi UE dal Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, che prospetta un ruolo rilevante proprio per gli spagnoli nella determinazione dello status giudirico della Rocca dopo l'uscita di Londra dall'Unione.

"Nessun accordo sarà fatto tra l’UE e il Regno Unito in relazione al territorio di Gibilterra senza un accordo tra la Spagna e il Regno Unito", si legge in una clausola contenuta nel documento, che sembra prefigurare l’idea di una specie di diritto di veto di Madrid e palesa quanto già implicito nelle procedure per una separazione consensuale con l'ex partner d'oltremanica.