Google ha annunciato giovedì l'atteso sbarco di Stadia anche sugli iPhone. Atteso perché la piattaforma di streaming di videogiochi di Mountain View ha debuttato giusto un anno fa. Non tanto atteso, forse, perché si parla comunque di un servizio che deve ancora dimostrare il suo potenziale nonostante sia tutt'altro che al debutto. La prima proposta, quella di OnLive, risale infatti al 2010 ma il decollo del segmento non c'è stato finora e per due motivi principali. Il primo è la banda: trattandosi di videogiochi che vengono gestiti interamente in cloud (il che li rende di fatto fruibili su praticamente ogni strumento, visto che la capacità di calcolo non risiede in locale) è impensabile utilizzarli senza una connessione adeguata, affidabile e costante nel tempo. Il secondo motivo sono ovviamente le resistenze dei produttori di videogiochi, abituati a monetizzare il loro business attraverso le vendite di prodotti fisici (dai floppy ai dvd e oltre). Questo aspetto sembra ormai passato in secondo piano, però, visto che ormai tutti i maggiori player del settore sono passati al digitale (download dei titoli o veri e propri servizi online).

Google evita l'App Store per non pagare pegno a Cupertino

Google, si diceva, sbarca sugli iPhone ma si guarda bene dal farlo con un app. Quando nelle prossime settimane anche gli utenti degli smartphone di Cupertino potranno accedere a Stadia lo faranno solo attraverso Safari, il browser di Apple. In questo modo Google sfugge al rigido controllo cui vengono sottoposte le app per accedere all'App Store di Apple e, fattore non secondario, può evitare di pagare pegno alla società del compianto Steve Jobs. Che chiede il 30% dei ricavi generati attraverso il suo negozio virtuale, anche quelli derivanti dagli abbonamenti per i servizi in streaming (ne sa qualcosa Netflix). Apple di recente ha annunciato uno sconto al 15% delle sue commissioni. Sconto che riguarda però solo i piccoli sviluppatori, non certo giganti come Google.

Anche Nvidia sceglie la strada della web app per GeForce Now

Parallelamente a Mountain View anche Nvidia ha annunciato lo sbarco sugli iPhone del suo servizio GeForce Now, ma come Google solo attraverso una web app (una sorta di emulazione di un programma fatta sul browser). Nvidia, non tradendo la sua storica vocazione al gaming (GeForce è un celebre marchio di schede grafiche dell'azienda californiana, utilizzate prevalentemente dai videogiocatori), a inizio 2020 ha lanciato la nuova versione del suo servizio di streaming che, a differenza di quello di Google, è basato sui giochi già acquistati dagli utenti sulle piattaforme per il download digitale (come Steam, Epic o Ubisoft Connect). Tutti questi annunci, in ogni caso, non fanno che confermare che, per quanto sia arrivato a rilento, il cloud-gaming è davvero il futuro dei videogiochi, come testimoniato dai molti colossi che ci si sono buttati (anche Amazon.com con Luna). E il passaggio dagli iPhone, per quanto solo su un browser, è sicuramente una tappa obbligata.

(Raffaele Rovati)