Gli avvocati restituiscono le toghe. La giustizia è ferma. Anzi, è in quarantena mentre tutti gli altri settori sono in fase di rilancio, come recita anche l’ultimo decreto del governo. Si può andare al bar o al ristorante ma fare udienza no: fare udienza è vietato. Gli appuntamenti tra maggio e luglio sono stati rinviati fino a un anno di distanza. Tradotto: un'ecatombe di studi legali sta per arrivare.

“Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell'oceano? Un buon inizio”. A qualcuno probabilmente è venuta anche in mente la vecchia barzelletta riportata dal film "Philadelphia", con Tom Hanks e Denzel Washington. E allora ecco in arrivo una protesta simbolica, già in corso in tutta Italia, da nord a sud, contro l'immobilità del governo nei confronti degli avvocati e della giustizia. 

Roma, gli avvocati insorgono: "Provvedimenti sulla giustizia deliranti"

Roma è stata tra le prime a muoversi. A Piazzale Clodio gli avvocati della Camera Penale della Capitale hanno restituito la toga nelle mani del presidente del Consiglio dell’Ordine. Un modo per dire: “Ascoltateci, perché finora nessuno lo ha fatto”.

La sovrabbondanza di provvedimenti organizzativi per comprendere il funzionamento dei palazzi di giustizia in questo periodo di emergenza post covid19 è a dir poco “delirante", fanno sapere gli avvocati. Il che porta a una totale mancanza di chiarezza nelle decisioni su quali processi trattare e quali invece sono da rinviare. 

Dalla Sicilia: giustizia a porte chiuse o in presenza delle parti

Protestano anche in Sicilia. Dove alla domanda: “Perché si può andare al bar e al ristorante ma non si può fare udienza?” nessuno sa dare una risposta. Basterebbero udienze a porte chiuse, o con la sola presenza delle parti. Farlo in totale sicurezza è possibile, garantiscono gli ordini forensi del distretto di Palermo, che in una iniziativa congiunta hanno sottolineato come alla ripartenza delle attività economico-commerciali faccia da contraltare la situazione insoddisfacente dell’amministraizione della giustizia, sia a livello nazionale sia nel distretto. caratterizzata da provvedimenti eterogenei ma comunque accomunati da una sensibile restrizione dell’accesso alla domanda di giurisdizione”.

Gli avvocati di Bari: giustizia bloccata e a nessuno interessa riavviarla

Lo stallo, non risolto dal Decreto Rilancio, è denunciato anche dagli avvocati di Bari. Che si sono presentati davanti al Palazzo di Giustizia con mascherina e chiavi in mano, poi consegnate simbolicamente al presidente della Corte d’Appello, un po’ come è stato fatto a Roma stamattina. 

Anche in questo caso, il messaggio è chiaro: la giustizia si è bloccata e nessuno pensa a come farla ripartire, nonostante sia stato appena approvato un dl chiamato decreto rilancio.

Le aule consentono il distanziamento sociale. Si sta più al sicuro in un tribunale che al supermercato. E a Piazza San Nicola la manifestazione hanno partecipato in tanti. Definendo la figura dell’avvocato come un malato covid in rianimazione.

Iscritti all'albo degli avvocati di Venezia: giustizia ingolfata

Si può riaprire in sicurezza, si deve ripartire per non restare al palo. Questo invece, in buona sostanza, è il messaggio del presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Venezia Giuseppe Sacco, dopo una call che si è tenuta a inizio settimana in presenza dei presidenti delle corti d'appello, dei procuratori generali e i presidenti degli ordini distrettuali del nord Italia. Ciò che è stato evidenziato è la necessità della ripresa dell'attività di udienza in presenza e di cancelleria, oltre a una maggiore operatività da parte degli ufficiali giudiziari. 

Sono fermi i pignoramenti, gli sfratti. Qualunque esecuzione per un pagamento non può avvenire in quanto non ci sono strumenti per ottenerlo. La giustizia è ingolfata e le dilazioni temporali che si vengono a creare stanno ledendo i diritti dei cittadini. Questo è l'allarme che parte dalla Laguna, secondo cui non esiste alcun ostacolo a riattivare i servizi per avvocati e cittadini in remoto. 

Il ministro della Giustizia Bonafede: pronto a rimettermi al lavoro

Un urlo di tutta la classe forense, quello che si sta scatenando in questi giorni, perché alla fine la protesta degli avvocati di tutta la penisola è sostanzialmente rivolta in maniera più o meno diretta al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, al quale si chiedono linee guide certe e uniformi, oltre che alla riapertura dei tribunali per tutelare i diritti dei cittadini.

Il guardasigilli, "sopravvissuto" alle due mozioni di sfiducia presentate al Senato dal Centrodestra e da Emma Bonino, si è detto soddisfatto del successo ottenuto in Parlamento e di esser pronto a rimettersi al lavoro.

Il ministero ha fatto sapere che dal prossimo settembre alcuni processi potranno diventare telematici, ma l'esigenza è che tutto parta da subito, sono già due anni che le infrastrutture sono pronte e Venezia si è offerta come sede capofila per la sperimentazione immediata. Di sicuro, quella degli avvocati sarà la sua prima gatta da pelare. 

Sos da Napoli: esami da rifare, gli aspiranti avvocati perderanno un anno 

Un’altra protesta sullo stallo e sui ritardi della giustizia infine arriva dagli aspiranti avvocati di Napoli. Chi ha partecipato alla sessione 2019 dell’esame di abilitazione non solo non potrà ottenere l’accesso alla professione nel 2020, ma potrebbe addirittura dover ripetere l’esame scritto (fatto a dicembre) tra sei mesi.

Il rischio è che tra lo studio e il rinvio, i giovani aspiranti avvocati di Napoli e provincia possano perdere un anno intero.

L'allarme che arriva dai rappresentanti di alcune associazioni di praticanti. Anche loro denunciano lo stallo non risolto dal dl Rilancio e lo fanno con un sit in presso le corti d’Appello del territorio. “Il governo ha deciso di non decidere -sostengono le associazioni-. La bozza del dl rilancio investe le sottocommissioni di poteri discrezionali e oneri che non competono con una norma lacunosa e imprecisa".

Lettera di un praticante di Bergamo: giustizia ferma, noi abbandonati

Un giovane praticante di Bergamo, in questi giorni, ha scritto una lettera alla testata locale Bergamoews, nella speranza di poterla far recapitare al ministero della Giustizia o al presidente del Consiglio degli avvocati di Bergamo. Ecco i passaggi principali: "Studi e pratica senza guadagni e ora mesi interi senza aiuti della nostra Cassa forense, che senza iscrizione non prende in considerazioni ipotesi di sostegno economico. Siccome l'iscrizione costa e grava anche sulle tasche di un avvoato abilitato, capite bene che noi praticanti non ci iscriviamo dovendo già pagare l'iscrizione al consiglio dell'Ordine, sempre di tasca nostra. All’età in cui un adulto dovrebbe quantomeno provvedere a sé, noi, generazione di studiosi, con il sogno di arrivare a svolgere quella tanto prestigiosa attività, ancora una volta dobbiamo chiedere sostegno ai genitori e gravare sulle loro tasche".