Gli esperti di Goldman Sachs hanno reso note le proprie stime per il 2021, numeri decisamente superiori rispetto a quelli che circolano da altre fonti: secondo gli analisti di Goldman le previsioni per i prossimi mesi proposte da altri sono viziate da un metodo di calcolo che fa troppo affidamento sul passato per estrapolare le attese future. Le recessioni sperimentate in precedenza sono state causate da bolle finanziarie o da altri shock di natura finanziaria che hanno avuto, a differenza di quella attuale, effetti negativi sulla produzione che hanno impiegato un tempo considerevole per manifestarsi ed uno ancora più lungo per essere riassorbiti. Nella crisi del Covid invece la caduta, dovuta a ragioni sanitarie, è stata molto rapida e anche il rimbalzo potrebbe essere repentino.

Ma quali sono i numeri per Goldman Sachs?

Iniziando dagli Usa, dopo una crescita del 2,2% nel 2019, il 2020 dovrebbe chiudersi con un calo del 3,5%. Nel 2021 secondo Goldman il rimbalzo potrebbe essere del 5,3%, molto di più del 3,8% che è la media delle altre previsioni disponibili. Nel 2022 l'economia dovrebbe continuare ad espandersi ad un tasso del 3,7% a fronte del 3% della media delle attese.

L'area euro rischia invece un calo del 5,3% nel 2020 (dopo il +1,3% del 2019) seguito da un rimbalzo del 5,5% nel 2021. Anche in questo caso la stima è superiore rispetto al 4,6% del consensus. Nel 2022 la crescita dovrebbe restare nell'ordine del 4%. 

I dati per i singoli paesi

Per quello che riguarda i singoli paesi dell'area le stime sono (tra parentesi le stime del consenso): 

Italia - 2020 -8,7% (-9%), 2021 6,6% (5,5%) e 2022 3,1% (3%)

Germania - 2020 -5,8% (-5,6%), 2021 3,9% (4%) e 2022 4% (3,2%)

Francia - 2020 -9,1% (-9,3%), 2021 7,2% (6,1%) e 2022 4,2% (3,7%)

Spagna -  2020 -11,5% (-11,6%), 2021 7,9% (6,2%) e 2022 5,6% (4,7%)

Cina e India fanno gara a se

Impressionante la progressione prevista da Goldman Sachs per la Cina e per l'India. 

La prima dovrebbe archiviare il 2020 con un +2% (dal 6,1% del 2019) per poi salire al 7,5% (8,2%) nel 2021 e al 5,7% nel 2022 (5,5%), la seconda, dopo un -7,7% quest'anno (4,9% nel 2019) dovrebbe crescere del 9,9% nel 2021 (7,3%) e del 7,2% nel 2022 (7,1%).

A livello globale le attese sono per un -3,8% di calo del Pil nel 2020 (dopo il +2,9% del 2019), di una ripresa del 6,2% nel 2021 e del 4,5% nel 2022.

L’importanza dei vaccini

Tra le aree più colpite dalla seconda ondata della pandemia c'è stata l'Europa, il Vecchio Continente tuttavia è probabilmente già passato oltre il punto peggiore di questa nuova crisi e anche se la crescita potrebbe rimanere debole ancora per un po' di tempo si vedono già segnali di ripresa. Situazione diversa invece per gli Usa, dove la situazione sanitaria deve ancora stabilizzarsi e dove quindi c'è il rischio che la situazione dell'economia continui a peggiorare prima di potere andare meglio. 

Questo non impedisce comunque a Goldman di ipotizzare un quarto trimestre in crescita per gli Stati Uniti del 5%, meglio del 3,2% precedentemente ipotizzato. I dati relativi alle ore lavorate del settore privato, un ottimo anticipatore dell'andamento del Pil, hanno mostrato un incremento nei numeri presentati settimana scorsa sul mercato del lavoro, un indizio che, unitamente agli indicatori relativi ai consumi, fanno pensare ad una tenuta dell'economia Usa nonostante le misure restrittive che vengono adottate per controllare la diffusione della pandemia. 

Tutto questo non avrebbe tuttavia un grosso impatto se all'orizzonte non ci fosse l'arrivo dei vaccini. La campagna di vaccinazione è già partita nel Regno Unito, la stessa cosa accadrà a brevissimo negli Usa e già a gennaio anche per la Ue. Alcune cautele sono legate all'efficacia del vaccino di AstraZeneca (pubblicato nelle ultime ore studio incoraggiante sulla rivista Lancet), di importanza fondamentale per la strategia europea, ma sostanzialmente l'utilizzo su larga scala dei vaccini dovrebbe permettere all'economia di riprendere il rimbalzo visto nel terzo trimestre.

(Alessandro Magagnoli)