E' ormai uno stillicidio di addii quello che sta avvenendo sulla piazza inglese. Dopo le minacce nemmeno tanto ventilate da parte di Deutsche Bank e JPMorgan (solo per citarne un paio) arrivano anche quelle di Goldman Sachs che chiede a Londra di avere qualche mese di tempo per riuscire ad organizzare le proprie strutture in vista della Brexit.

Il caso

La richiesta ufficiale arriva proprio dal ceo Lloyd Blankfein il quale che, qualora questo cuscinetto di tempo non dovesse venir concesso, l'istituto non avrebbe problemi a trasferire uffici e dipendenti direttamente in una nazione del circolo Ue. Alla base la richiesta di vedere salvaguardati tutti i privilegi che contraddistinguono le società finanziarie con base a Londra, privilegi che l'addio all'Ue metterà a rischio. Diritti che hanno un nome preciso, in questo caso il“passporting rights”che permette di avere licenza a Londra e di operare senza chiedere permessi speciali in tutti i paesi Ue: in caso di abbandono di Londra, questo privilegio potrebbe facilmente venire meno. Anche perché gli stessi vertici Ue hanno più volte sottolineato che la Brexit dovrà essere totale e quindi la Gran Bretagna non potrà sfruttare alcuni vantaggi dell'uscita dall'Unione conservando quelli che invece le fanno più comodo. Ma Goldman Sachs, come accennato, è solo l'ultimo esempio di una lunga lista di tentennamenti: JP Morgan Chase ha già annunciato un primo trasferimento di 400 persone in altri uffici del Continente, specificando che, però, il numero potrebbe arrivare a 2mila, Morgan Stanley parte direttamente da 1000 mentre Deutsche Bank ha annunciato un mega trasferimento di risorse pari a 4 mila dipendenti che da Londra andranno a Francoforte. Volendo continuare si parla anche di Ubs con i suoi 1500, Hsbc con 1000, Barclays 150 e persino il Lloyds Banking Group e le Assicurazioni dei Lloyds, celeberrime in tutto il mondo non restano con le mani in mano a hanno già annunciato entrambi trasferimenti per 300 unità.