"Fumata bianca" per il nuovo piano di salvataggio greco. Il ministro delle Finanze greco Euclides Tsakalotos usa il linguaggio papale per annunciare la conclusione del lungo negoziato relativo alla seconda revisione del programma da 85 miliardi di sostegno al paese mediterraneo, conclusosi stanotte con il superamento dei principali punti di divergenza coi creditori dell'area euro e con il Fondo Monetario Internazionale.

Un compromesso necessario

Uscendo da un round di colloqui durato quasi 12 ore, il ministro ha parlato di un "accordo su tutti i temi", che prepara l'arrivo della nuova tranche di prestiti di cui Atene ha bisogno per restituire a luglio 7,5 miliardi di debito e scongiurare il pericolo di un default. 

Tsakalotos si è detto "certo" che l'intesa garantirà ad Atene le previste misure di alleggerimento del debito, essenziali per la ripresa economica del Paese mediterraneo (nel 2016 l'indebitamento di Atene si è attestato a 315 miliardi di euro, una cifra pari al 179% del PIL: peggio del 177,4% di un anno prima).

Il ministro ha inoltre precisato di essere "più soddisfatto" rispetto ad alcuni punti e meno rispetto ad altri, rimarcando tra i punti positivi il fatto che la Grecia non sarà costretta ad attuare misure aggiuntive nel 2018.

La situazione

Secondo quanto riferiscono fonti di stampa, l'intesa, che comprende misure su lavoro, settore energetico, pensioni e e tasse, prevede tra l'altro l'abbassamento della soglia di esenzione dai redditi tra i 5.700 e i 6.000 euro dagli attuali 8.636 e un taglio di circa il 9% delle pensioni.