La ripresa europea è iniziata! No, fermi un attimo…
Forse meglio non gridarlo a gran voce e, sicuramente, meglio non autoconvincersene troppo, considerata la tendenza di uno Stato (forse più di uno) di aggrapparsi ad ogni tipo di situazione per richiedere aiuti pecuniari assolutamente ‘necessari’ in un’ottica di ‘investimento’.
Ce l’hanno fatta: i greci, passati dall’essere filosofi pensatori, a gloriosi marinai, a falliti economisti, a reietti salvati, sono tornati, dopo un periodo di silenzio, in prima linea, ancora una volta per chiedere nuovo denaro all’UE. La motivazione ufficiale sarebbe questa volta rintracciabile nell’intenzione di proseguire con i piani di ristrutturazione attuati nel corso degli ultimi tre anni, che sarebbero ormai giunti al giro di boa e che, senza nuovi fondi, finirebbero (giustamente) per essere vanificati.

L’arte dei ‘mediterranei’: il debito

I creditori hanno approvato, gli importi sono stati stabiliti (presi da dove non si sa) e l’annuncio di un gran ritorno sui mercati, previsto per giugno, ha riacceso lo spirito imprenditoriale della nazione: la ripresa della potenza ellenica pare essersi rinvigorita e, questa volta, al modico costo di 8,3 miliardi di euro: facezie rispetto ai 240 miliardi di aiuti totali ottenuti dalla stessa nel corso degli ultimi quattro anni.
“Le tranche saranno tre” ha affermato il Presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ala luce dell’annuncio, nella conferenza stampa tenutasi ad Atene, in concomitanza della riunione ministeriale. “La prima” ha spiegato lo stesso, che ammonterà a 6,3 miliardi di euro “avverrà in aprile, quelle successive in giugno e luglio. Ciascuna sarà condizionata all'adozione di sei specifiche misure”, realizzabili nell’ottica di una ripresa economica greca (ed europea) che ancora non si capisce se e in che termini sia ricominciata.