Accordo raggiunto, polemiche in corso, ma niente soldi ad Atene. Almeno per ora. E i debiti si accumulano in attesa del piano di aiuti che arriverà solo dopo un vero e proprio tour de force. 

Mancano ancora i soldi 

Per questo motivo la Grecia non è stata in grado di pagare, nel frastuono generale, la tranche da 456 milioni al FMI, debito la cui restituzione scadeva a mezzanotte e che si va a sommare all’altro debito da oltre 1,5 miliardi a sua volta scaduto il 30 giugno scorso. 

Intanto Alexis Tsipras dopo aver ottenuto il piano di aiuti per la Grecia (anche se sarebbe meglio dire dopo che gli è stato inflitto, data la severità ei termini) torna a casa per far approvare in 72 ore le durissime riforme per rifare da capo tutto il sistema paese. Come se ciò non bastasse in questo lasso di tempo dovrà anche riuscire a gestire la crisi politica che inevitabilmente si è aperta con Syriza, l’insieme di forze politiche che lo aveva sostenuto dalla sua elezione in poi e che adesso è divisa profondamente sul da farsi. 

La battaglia politica

Infatti moltissimi dei rappresentanti dell’ala radicale di estrema sinistra sono fortemente contrari all’accordo chiuso e hanno già dichiarato battaglia affinché non passi. Morale della favola: Tsipras, Nea Demokratia, Pasok, ovvero i partiti all’origine della crisi greca e della gestione dissoluta dei conti pubblici, gli unici però che gli possono garantire una maggioranza con 106 voti mentre dovrebbe essere sufficiente riuscire a strappare 45 voti da Syriza.

Le riforme da brividi