A volte tornano. E nemmeno tanto tardi a quanto pare. Di chi stiamo parlando? Dei protagonisti delle cronache finanziarie degli ultimi mesi e cioè la Grecia con il suo pittoresco ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, insieme ma per avvenimenti apparentemente disgiunti. 

Cominciamo da Atene

Dopo la serie di riforme approvate a tempo di record, arriva ora il momento dei negoziati, anch’essi a quanto apre a tempo di record, con il ritorno della Troika ad Atene accettata dal governo greco senza più polemiche sul suo nome: l’importante è che si arrivi a quell’accordo da 86 miliardi entro il 20 agosto, giorno in cui il governo di Tsipras dovrà rimborsare alla Bce altri 3,2 miliardi. 

Per questo motivo che a permetterlo sia il Brussel Group, la Troika o Biancaneve con i sette nani, per Tsipras sarà lo stesso. Ma a quanto pare non è cosa facile dal momento che, sebbene la popolazione abbia perdonato il suo Primo Ministro messo, stando all’opinione pubblica, con le spalle al muro dall’Europa, la stessa popolazione greca potrebbe non gradire il ritorno della delegazione dei rappresentanti dei creditori. Per questo motivo “tecnico” i colloqui che si dovevano aprire già oggi, saranno rimandati di 24 ore, per permettere l’individuazione di una location sicura per i delegati. Anche perché oltre ai 3 esponenti dei creditori internazionali (Fmi, Bce e Ue) adesso si dovrà aggiungere un quarto elemento rappresentante l’Esm cioè il programma di aiuti che, di fatto, dovrà coordinare quell’assegno di 86 miliardi il cui stanziamento non solo non è certo ma anche soggetto, per Atene, a restrizioni che si decideranno man mano il suo stesso svolgimento. In altre parole la Grecia si prepara a firmare una delega in bianco sulle proprie decisioni future in termini di fisco e welfare le cui regole potranno cambiare per riuscire a rientrare negli accordi le cui linee generali saranno stabilite in questi giorni.