Dei molti eventi previsti ieri, che potevano condizionare i mercati, forse quello che li ha condizionati maggiormente è uno che non era previsto.

Ma andiamo con ordine. Il primo evento clou della giornata era il Draghi-show mensile, cioè il comunicato e la Conferenza Stampa dopo la riunione della BCE. Qui le attese sono state rispettate ed è avvenuta quella revisione al ribasso significativa dell’inflazione attesa, anticipata dai rumors del giorno prima, che la BCE ha esteso anche al 2018. Per la precisione ha tagliato la stima dell’inflazione per il 2017 di un decimo di punto percentuale, scendendo a 1,5%, e addirittura di 4 decimi per il 2018, passando da attese di 1,7% ad un decisamente più modesto 1,3%. Implicitamente ci comunica che la fiammata inflazionistica della prima parte dell’anno dovrebbe morire nella seconda ed il ritmo di aumento dei prezzi il prossimo anno dovrebbe addirittura diminuire. Il che significa che tra un anno e mezzo l’obiettivo della BCE di portare l’inflazione vicina al 2%, sarà addirittura più lontano di quanto lo sia ora, dato che in questo momento la velocità di crociera dei prezzi in Eurozona è al +1,4%.

Possiamo chiosare che, se fosse così, la BCE mostrerebbe assai poca efficienza, dovendo di fatto ammettere che le politiche accomodanti non sono servite allo scopo per cui, ufficialmente, sono state decise. Certamente hanno raggiunto altri scopi non dichiarati, come l’azzeramento dei rendimenti, la repressione del risparmio dei privati, l’aiuto ai paesi debitori, il sostegno alla speculazione rialzista dei mercati finanziari, l’annientamento  della funzione delle borse di collegare i rendimenti al rischio. Viene il dubbio che questi secondi, terzi e quarti fini fossero in realtà il vero obiettivo da raggiungere.