Stefan Rondorf, Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors, spiega che mentre la crescita rallenta e l’incertezza politica persiste, gli investitori sperano ancora una volta nell’aiuto delle Banche Centrali. In effetti, gli operatori del mercato monetario USA sono convinti che la Federal Reserve (Fed) taglierà il tasso di riferimento di quasi 100 bp complessivi nei prossimi 12 mesi; quanto alla Banca Centrale Europea (BCE), si prevede un’ulteriore riduzione di circa 10 bp, partendo da livelli già negativi. Inoltre, dopo le dichiarazioni di Mario Draghi a Sintra, molti si aspettano una ripresa del quantitative easing (QE) nei prossimi mesi, sotto forma di acquisti di obbligazioni governative e societarie.

I mercati ipotizzano chiaramente una politica monetaria molto più accomodante - spiega Stefan Rondorf -. Come si concilia questa previsione con l’idea diffusa che la recessione non sia imminente? Senza difficoltà: i mercati vedono nel taglio dei tassi una sorta di assicurazione. Sono convinti che le Banche Centrali faranno quanto in loro potere per garantire un’estensione del ciclo. Da un’analisi dei cicli dei tagli dei tassi USA dal 1980, emerge che la Fed ha abbassato il tasso di riferimento in quattro occasioni anche se la recessione non era imminente (1984, 1987, 1995 e 1998). In alcuni casi il sistema finanziario aveva subito uno shock (ad esempio il crollo azionario dell’autunno 1987), in altri la crescita era più debole (1984 e 1995). Di norma, gli indicatori anticipatori come la fiducia delle imprese e dei consumatori erano notevolmente arretrati prima di un taglio dei tassi “preventivo”. Nello stesso tempo il mercato del lavoro era ancora solido. Per gli investitori i tagli dei tassi “preventivi” erano solitamente una buona notizia. Dopo un intervento simile le quotazioni azionarie globali salivano in media di quasi il 10% nei 12 mesi successivi, mentre scendevano di quasi il 19% se il taglio dei tassi avveniva in un contesto recessivo. Anche l’impatto sui corporate bond e sulle obbligazioni high yield USA era favorevole, per quanto tali strumenti restassero indietro rispetto ai Treasury. Un quadro che sembra descrivere bene anche il presente.