Si chiude un 2020 che più che meramente negativo si può definire atipico per il retail e in particolare per quello d'abbigliamento. La pandemia di coronavirus ha costretto gli operatori a spingere sull'online, che ha indubbiamente regalato soddisfazioni nel corso dell'anno, ma ha anche visto una radicale modifica delle abitudini dei consumatori. Proprio l'abbigliamento ha registrato una rivoluzione, visto che mesi di confinamento in casa, vacanze ridotte o del tutto azzerate e contatti sociali al minimo hanno quasi cancellato il classico turnover stagionale dell'offerta e fatto crescere la domanda di settori merceologici diversi dal solito. Dall'abito formale si è passati a tute e pigiami, per banalizzare il trend del 2020.

Vendite crollate del 20% nell'esercizio per la svedese H&M

Ne sanno qualcosa due dei maggiori player del settore, la svedese Hennes & Mauritz (H&M) e la spagnola Industria de Diseño Textil (Inditex, leader mondiale della grande distribuzione d’abbigliamento che controlla le catene Zara, Massimo Dutti, Bershka, Oysho, Pull and Bear e Stradivarius). H&M ha comunicato su base preliminare per il quarto trimestre (chiuso lo scorso 30 novembre) un declino del 15% annuo delle vendite (10% la contrazione in valute locali) a 52,54 miliardi di corone (5,14 miliardi di euro), poco sotto ai 52,14 miliardi (5,10 miliardi di euro) del consensus di FactSet. Nell'intero esercizio le vendite sono invece crollate del 20% annuo (18% in valute locali) a 187,03 miliardi di corone (18,31 miliardi di euro). H&M, che comunicherà i risultati definitivi il prossimo 29 gennaio, ha aperto con un crollo superiore al 3% la seduta a Stoccolma. Inditex perde invece quasi oltre il 2% a Madrid

Per Inditex un punto di svolta nei livelli d'inventario

Inditex, che come la rivale svedese ha indicato un recupero nei mesi di settembre e ottobre, ha però registrato nel suo terzo trimestre un crollo dei profitti del 26% annuo a 866 milioni di euro, comunque meglio rispetto agli 826 milioni stimati dagli analisti. Nei tre mesi alla fine di settembre la capogruppo di Zara ha segnato un declino delle vendite su base annua da 7,00 a 6,05 miliardi di euro, anche in questo caso sopra ai 6,02 miliardi del consensus di FactSet. Le vendite online sono però rimbalzate del 76% annuo. Oltre ai necessari investimenti nell'e-commerce, il passaggio in massa dei consumatori sull'online ha costretto però gli operatori, Inditex, H&M e non solo, a intervenire anche sulle scorte di magazzino. Inventari mirati su un traffico nei negozi che nel frattempo è diventato quasi inesistente diventano alla fine un costo insostenibile per i retailer. Per Pablo Isla Álvarez, chairman e chief executive del gruppo spagnolo, è stata raggiunto un punto di svolta nel secondo trimestre e ora l'azienda può gestire livelli d'inventario ancora più bassi. Resta il fatto, nota Bloomberg, che l'erosione dei profitti, registrata da entrambi i colossi, testimonia come in questa nuova fase di lockdown la propensione alla spesa dei consumatori si stia riducendo rispetto alla scorsa primavera.

(Raffaele Rovati)