Citigroup non si fa impressionare più di tanto dai nervosismi geopolitici ma non si lascia nemmeno sedurre da un eccessivo ottimismo.

Attenti all'S&P500

Tobias Levkovich ha dichiarato, infatti, che è troppo presto per prendere decisioni sulle strategie di investimento da adottare in caso di una guerra commerciale oppure di crisi dell'Eurozona in seguito alle intemperie italiane, lo stesso dicasi anche per l'eventualità di una guerra con l'Iran. La sua idea? Muoversi per coprire i portafogli nel momento in cui c'è una serie di certezze più concrete sul loro verificarsi.

Intanto il mercato Usa, ma non solo quello, si sta dibattendo tra i timori di panorami di difficile interpretazione e la volontà di rassicurazione di un'economia che, sebbene non in crollo, di certo non sta andando verso una crescita sostenuta. Tradotto in altri termini: è in arrivo un anno instabile.

Tra i settori che meglio si prestano all'attenzione di Citi sono da citare gli industriali, i finanziari e energetici, sotto la lente d'ingrandimento dopo il rialzo dei rendimenti sui Treasury a 10 anni giunti a livelli superiori al 3%. Un aumento che, stando alle loro previsioni, continuerà.

"Entro i prossimi sei mesi, dovremmo vedere rendimenti più elevati che a loro volta andranno a beneficio dei finanziari".

Per Levkovich il target di fine anno sull'S&P500 è di 2800 (intorno al +7-8%), livello che non dovrebbe essere molto diverso per il 2019 e che potrebbe deludere l'avidità di chi si aspettava un rialzo dell'indice a due cifre.