Il paradosso greco non smette di stupire: nella nazione in cui la democrazia è nata e in cui ha trovato il suo nome, proprio in questa nazione la democrazia è stata calpestata. 

Il giudizio universale... mica tanto

Una settimana fa, solamente una settimana fa, il popolo greco festeggiava per il suo NO alle condizioni poste dall’Europa. A prescindere dall’utilità o meno di quel no, a prescindere dal fatto che si trattasse o meno del suicidio di una nazione o dell’orgoglioso moto di un popolo esasperato, era comunque una volontà a cui il primo ministro si era appellato per decidere. E che adesso ha deliberatamente ignorato. Per il bene della nazione? Se si allora per quale motivo convocare il referendum? Se no, allora per quale motivo presentare un piano di riforme che ricalca per il 95% quello che 10 giorni prima del referendum stesso era stato giudicato come inaccettabile?

Il referendum

Il referendum, appunto, contestato non solo per la velocità con cui è stato convocato e organizzato ma anche per la nebulosità con cui il quesito è stato fatto. Quasi con finalità demagogiche, per riuscire a far arrivare un voto negativo sul tavolo delle trattative e costringere i creditori a prenderne atto? Eppure a quanto pare il piano dev’essere fallito dal momento che la volontà popolare è stata ignorata per primo dallo stesso primo ministro. Giusta o sbagliata che fosse, ma il cui giudizio era stato in un certo senso “pilotato” dalle minacce dei creditori e dalla politica interna del governo il quale, forse, s aspettava un dignitoso Sì che avrebbe dato la buona scusa per lasciare il governo e, soprattutto, l'increscioso incarico di dare il proprio ok alla Troika perchè, numeri alla mano, la situazione non era risolvibile in pochi giorni dal omento che era il risultato di vari anni di malaffare. Diffuso a tutti i livelli. .