Il rendimento sincero

Il Personal return tiene conto dell’attività di trading, cioè di acquisto e di vendita di quote che ogni investitore effettua. Di V.Baselli

Se sei un investitore che, ad esempio, ha puntato a inizio anno sull’azionario Paesi emergenti, hai ottenuto ad oggi un guadagno del 56% (miglior categoria da inizio anno al 14 settembre in euro). Se dal primo gennaio ad oggi non hai effettuato transazioni allora hai effettivamente guadagnato il 56%. Se, al contrario, hai aumentato o diminuito la tua esposizione verso questa categoria, il rendimento assoluto non rispecchia la tua vera situazione.Su questa logica è nato poco tempo fa l’Investor return, ovvero il rendimento che tiene conto dei flussi di cassa in entrata e in uscita che interessano un fondo, per poi ponderare la performance di quel fondo in base al numero di investitori che conta.Adesso Morningstar lancia anche il Personal return (per ora disponibile solo per gli utenti statunitensi). L’idea alla base è la stessa dell’Investor Return, ovvero ponderare il rendimento in base ai flussi in entrata e in uscita. Il Personal return, però, opera su base individuale e quindi è diverso per ogni investitore. L’unica differenza, quindi, è considerare i flussi di cassa individuali invece che collettivi (per saperne di più sulla metodologia alla base dell’Investor Return, clicca qui).Il Personal return, in sostanza, tiene conto dell’attività di trading (cioè di acquisto e di vendita di quote) che ogni investitore effettua. Quello che conta, quindi, è il timing di entrata e di uscita dal mercato. Elemento importante in quanto influenza molto le performace individuali.Ma come funziona esattamente? Se un soggetto titolare di un determinato numero di quote di un fondo, aumenta o diminuisce l’esposizione verso quel fondo durante un arco temporale, avrà sicuramente un Personal return diverso dal Total return. In altre parole, effettuare transazioni influisce sul rendimento individuale e proprio su questo si basa la metodologia.