Il terzo paradigma. Dopo il terrore e i germogli, la redistribuzione

Dopo l’ondata di ricapitalizzazioni delle scorse settimane, l'azionario si può ben concedere una sosta, che non significa in alcun modo una rivisitazione dei minimi bensì il fluttuare in un trading range. Il settimanale di A.Fugnoli

La recessione americana finirà fra poche settimane, qualche mese prima di quella europea. Sarà anche, alla fine, molto meno profonda. Fatto 100 il Pil d’inizio 2008, alla fine del 2010 quello americano si troverà a 99.2, mentre quello europeo sarà a 95.7 (elaborazione su stime Ocse). Certo, la demografia aiuta l’America di un 1 per cento all’anno, ma il distacco, da qualunque parte lo si guardi, sarà cresciuto.Nonostante questo l’America vive quello che sta accadendo in modo soggettivamente più doloroso e acuto. La sensazione di stare rivivendo giorno dopo giorno la Grande Depressione, giusta o sbagliata che sia, è più diffusa.Nessuno, in Germania, in Francia o in Italia va a cercarsi quello che stava succedendo nel giugno 1930 al dodicesimo mese della crisi. Di che cosa si discuteva? Che idea c’era di quello che sarebbe successo nei tre mesi o nei tre anni successivi?In Europa pensiamo al mondo dei nostri nonni (o bisnonni) come a qualcosa di alieno. In America, per contro, il raffronto è continuo. Da tre settimane un blog (News from 1930), curato da un anonimo appassionato di storia, riassume ogni giorno notizie, dibattiti ed editoriali del Wall Street Journal di 79 anni fa. L’editoriale del 23 giugno 1930, ad esempio, è intitolato “La Svolta è Vicina”. Qualche giorno prima, del resto, gli economisti della National City Bank (che oggi si chiama Citibank) avevano affermato lo stesso concetto, mentre un commento di un banchiere di Cleveland si diffondeva sulla probabilità di una crisi a U piuttosto che a V.Su un piano più formale e accademico, i grafici di Barry Eichengreen di Berkeley (disponibili su Vox) che sovrappongono in modo impressionante indicatori macro e di mercato del 1930 e del 2009 hanno avuto finora più di 100mila visite. Nei giorni scorsi è uscito l’aggiornamento a giugno è la sovrapposizione rimane perfetta per gli indicatori macro, mentre il mercato azionario, al dodicesimo mese di crisi conclamata, era andato meglio allora. L’unica cosa che è cambiata, dice Eichengreen, è la risposta monetaria, questa volta molto più aggressiva e veloce. E’ questa risposta che ci fa essere oggi tutti fiduciosi del fatto che il peggio sia veramente passato. Perfino i più pessimisti si concentrano al momento sulla possibilità di una ricaduta a fine 2010 ma non mettono in discussione la stabilizzazione in corso e la (modesta, certo) ripresa a partire dall’autunno.