In una seduta di decisa frenata per i mercati europei, a Londra brilla Imperial Brands. Il gruppo britannico del tabacco (che vanta marchi come Gauloises, Rizla, Golden Virginia e, per i soli Usa, Winston e Salem) scambia infatti in rally di oltre il 6% nella seconda migliore performance di un Ftse 100 che invece perde l'1,50% circa (meglio fa solo l'asset manager Intermediate Capital Group). A sostenere gli acquisti del titolo sono stati risultati d'esercizio in crescita nonostante il settore stia attraversando una crisi ormai sistemica. Imperial Brands è riuscita comunque a mettere a segno un per quanto marginale progresso dello 0,8% dei ricavi, a 7,99 miliardi di sterline (8,91 miliardi di euro), a fronte di un balzo del 28% dell'utile prima delle tasse a 2,17 miliardi (2,42 miliardi di euro).

Lockdown e meno contrabbando sostengono le vendite

L'epidemia di coronavirus ha fatto bene ai conti di Imperial Brands. E per diversi motivi. In primis c'è ovviamente la nota dolente dell'aspetto psicologico: i fumatori costretti in casa dal lockdown in pochi casi sono riusciti a togliersi il vizio e, anzi, chi magari era abituato a contenersi in ufficio, passato al telelavoro non ha più dovuto gestire il disagio sociale del tabagismo. Imperial è leader nel tabacco da rollare e il segmento è stato premiato sempre dal confinamento domestico, per il risparmio rispetto alle tradizionali "bionde" e per la maggiore comodità nel confezionarsi le sigarette in casa. Non solo. Il lockdown ha inferto anche un duro colpo al contrabbando e questo ha sostenuto la domanda nei canali legali. Così il declino dei volumi di vendita è continuato anche nell'esercizio 2020, ma si è ridotto al 2,1% dal 4,4% del 2019.

Ostacoli regolatori e debole domanda frenano i prodotti alternativi

Imperial Brands come le sue rivali ha dovuto confrontarsi con il fallimento del business delle e-cigarette, su cui molti produttori tradizionali di tabacco avevano scommesso. Principale ostacolo al successo dello svapo e del tabacco riscaldato (e non bruciato) è stato in gran parte regolatorio. Se la speranza era di cavalcare un fenomeno nato dal basso nella convizione che avrebbe ottenuto l'appoggio delle organizzazioni sanitarie e dei governi in generale la realtà dei fatti è stata opposta. Le vendite dei prodotti "next generation" di Imperial sono crollate del 27% annuo, generando una perdita operativa di 323 milioni di sterline (360 milioni di euro). Dietro al flop, il divieto parziale per le sigarette elettroniche in Usa, l'incertezza dei rivenditori e la debole domanda da parte dei consumatori. Per una performance che Imperial Brands ha definito "deludente".

(Raffaele Rovati)