Stop fino al 30 luglio ai pagamenti di Imu e Tari. O meglio: nessuna sanzione o interessi per i contribuenti in crisi di liquidità a causa dell’emergenza coronavirus che dovessero saltare la rata. Governo, Ragioneria Generale e amministratori locali al lavoro per una moratoria che vada in aiuto alle famiglie e agli imprenditori più in difficoltà. Qualcuno già storce il naso. In fondo, nel caso della tassa sulla casa si tratterebbe di un mese e mezzo in più (prossima scadenza Imu 16 giugno), evidentemente troppo poco per chi, oltre a dover pagare le tasse sulla propria abitazione, deve farlo anche sulla propria attività, che sia un ristorante, un bar, una pasticceria o un hotel, tutti settori alle prese con una crisi strutturale senza precedenti.

Tasse, no a sanzioni per chi salta la rata di Imu e Tari: basterà? 

Mica per niente la Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha lanciato un allarme: 50.000 imprese sarebbero a rischio fallimento, con tanto di 300.000 posti di lavoro che rischiano di andare in fumo, per un totale di 30 miliardi di perdite.

Numeri che preoccupano, e che hanno spinto Fipe e Confcommercio a chiedere provvedimenti più consistenti, come la sospensione delle utenze, il prolungamento degli ammortizzatori sociali, sgravi fiscali per chi mantiene i livelli occupazionali, niente moratoria ma cancellazione di Imu e Tari, interventi anche sugli affitti del suolo pubblico fino alla fine del periodo di crisi. 

Stimati 8 miliardi di perdite per lo stop a Imu e Tari

Insomma, un mese in più potrebbe non bastare ma potrebbe essere il punto di partenza della trattativa avviata ieri in videoconferenza tra Anci e Mef. Tempistiche, contenuti e soprattutto i numeri della moratoria contro sanzioni e interessi per chi salta le rate di Imu e Tari sono ancora da stabilire. Per Imu, ovviamente, s'intende l'accorpamento tra la vecchia tassa e la Tasi, in riferimento alle abitazioni A1 (residenze di lusso), A8 (abitazioni in ville) e A9 (castelli, palazzi di pregi artistici e storici).

Il piano iniziale prevede tre miliardi ai comuni e 500 milioni alle province per compensare il prevedibile (molto prevedibile) crollo di entrate per gli enti locali, la cui posizione sembra essere perfettamente allineata a quella del Fipe-Confcommercio: pur consapevoli degli sforzi non indifferenti che il governo sta facendo per andare incontro alle difficoltà dei contribuenti, i soldi rimangono insufficienti.

Dalle prime stime, le perdite dei sindaci sarebbero più del doppio: quasi 8 miliardi di euro.

Imu e Tari, sospensione delle tasse in base ai settori?

La soluzione che sta prendendo forma potrebbe essere allora una modulazione flessibile della sospensione da parte dei Comuni in base alle categorie. Partendo dall’articolo 61 del decreto marzo, che cita in 16 punti tutti i contribuenti interessati dalle prime sospensioni delle tasse statali, non va dimenticato che supermercati e negozi che vendono beni di prima necessità, a partire dagli alimentari, nel lockdown non solo non hanno perso fatturato, ma potrebbero anche aver aumentato le entrate. Per loro, la moratoria su Imu e Tari dunque potrebbe non valere, al contrario di chi invece ha dovuto abbassare la saracinesca.

"A rischio i bar sotto casa e le trattorie di quartiere"

Sulle tempistiche invece, almeno per il momento, identificare un’ulteriore data (inizialmente si era pensato al 30 novembre) non sembra possibile. Uno stop alla riscossione delle tasse senza coperture normative potrebbe comportare infatti un danno erariale. D’altra parte, l’allarme di Lino Stoppati, presidente di Fipe-Confcommercio, parla chiaro:

”Con la riapertura del Paese gli italiani rischiano di non trovare più aperti né il bar sotto casa, né la trattoria di quartiere. Molti imprenditori hanno maturato l’idea di non riaprire le attività”.