Quello che si sta preparando a livello mondiale sul fronte delle politica monetarie è un cambio di rotta epocale. Dieci anni fa la più grave crisi economica della storia ha costretto la maggior parte delle banche centrali a mettere in atto politiche di stimolo e ripresa tra le più potenti della storia, strategie che, inizialmente temporanee, sono state prolungate a causa di condizioni finanziarie particolarmente difficili.

Nuovi mercati dopo la crisi

Tutto questo ha portato a un generale squilibrio delle leggi dei mercati oltre che delle dinamiche di investimento: rendimenti ai minimi storici hanno portato gli investitori a cercare un ritorno per lo più negli asset rischiosi, gli unici in grado di fornire un discreto rendimento, il tutto mentre i bond dei paesi più in difficoltà, in particolare in Europa, avevano trovato un posto sicuro nel QE della Bce. Tutte tecniche che, sebbene nate sull'onda dell'emergenza, hanno avuto la conseguenza di camuffare il reale valore degli asset stessi, di tutti i tipi, creando perciò il rischio, ovunque di un'immensa bolla. Adesso che, dopo 10 anni, sembra che la situazione, almeno in apparenza, si stia riprendendo, è giunto il momento per molte di loro di invertire la rotta e di drenare l'immensa liquidità iniettata sul mercato. Dal 2015 la Fed ha ritoccato il costo del denaro già 7 volte portandolo nel range di riferimento tra 1,75% e 2% mentre la Bce ha già annunciato le sue disposizioni che vedranno il QE chiudersi entro il dicembre di quest'anno, pur mantenendo i tassi bassi ancora per molto tempo. Guardando ai numeri, inoltre, Londra dovrebbe portare il costo del denaro dallo 0,5% all'1% nel giro di 18 mesi mentre per gli Usa si parla di 9 strette in tutto tra questi due anni. Forse troppe, soprattutto considerando che in queste settimane si stanno moltiplicando gli allarmi sulla reale tenuta del Pil a stelle e strisce, circondato da incognite derivanti dalla guerra commerciale scatenata, ormai a livello modniale, dall'amministrazione Trump. Intanto, dagli Usa arriva la conferma che a maggio l'inflazione ha superato le aspettative della Fed fissate al 2%.