Di sicuro, non c'è da augurare a nessuno di trovarsi nei panni dell’Inps in questo periodo. Soprattutto, nei mesi appena trascorsi, quelli del lockdown. Quelli del blocco totale, dei bonus da erogare assieme alla cassa integrazione.

Un passo falso dopo l'altro, quelli dell'Inps tra ritardi, sistema finito in tilt e, ultimo caso, il bonus chiesto e ottenuto dai parlamentari, nonostante fosse stato studiato e rivolto ai professionisti autonomi rimasti senza soldi nel periodo di quarantena.

In questo caso l'Inps centra fino a un certo punto, perché è il governo ad aver stabilito la legittimità di richiedere il bonus da parte dei politici, ma come vedremo, anche l'ente previdenziale non sarebbe senza peccato.

Inps: privacy sì, privacy no?

Infatti, l’Inps è finito nell’occhio del ciclone anche per i motivi per cui sarebbero stati annunciati questi prelievi “poco etici” da parte dei politici al bonus in questione. Questione di Privacy. La stessa che secondo l’Inps andava mantenuta verso parlamentari e governatori della Regione ma che il Garante stesso ha smentito, aprendo un’istruttoria sui motivi che hanno spinto l’Inps a comunicare a "La Repubblica" l’esistenza di politici che avevano fatto richiesta dei 600 euro. 

Insomma, l’emergenza sanitaria ha messo a nudo i punti deboli dell’Inps, e forse ne ha scoperti di nuovi. D’altronde, una situazione del genere non era in alcun modo prevedibile e anche solo l’erogazione in tempi rapidi di somme di denaro da destinare a più di 5 milioni di persone avrebbe potuto mettere in difficoltà qualunque organo statale o privato. 

Inps: dal primo aprile potete chiedere il bonus. E il sistema fa crash

Tutto è iniziato ad aprile. Dopo l’annuncio dei bonus di sostegno del valore di 600 euro, poi passati a mille, rivolto ai lavoratori in difficoltà rimasti senza stipendio, è bastato annunciare che le richieste sul sito dell’Inps sarebbero state registrate “a partire dal primo aprile” per scatenare una vera e propria caccia al bonus, causando un blocco totale del sito.

Un giorno da dimenticare: migliaia di lavoratori già connessi sin dalle prime ore del primo aprile, e quindi dopo la mezzanotte o comunque nelle primissime ore della mattinata. Un po’ per la paura provocata non solo dall’emergenza sanitaria, ma anche quella economica, un po' perché forse, oltre a chi ne aveva veramente bisogno, non sono mancati i furbetti (non solo parlamentari) che hanno provato a ottenere il bonus senza magari averne diritto.

L'Inps si difende: "Attacchi hacker"

Sta di fatto che la valanga di richieste ha causato uno stop totale del sito dell’Inps. Che diventa inaccessibile a molti lavoratori. Inevitabili le proteste: infiammano i social e mettono all’angolo Inps e il presidente Pasquale Tridico. 

Il quale però allontana ogni accusa. Accennando addirittura ad attacchi hacker e provando a trovare soluzioni alternative. Ad esempio chiudendo il sito per poi riaprirlo, dividendo fasce orarie in base a chi effettua la domanda, tra commercianti, artigiani, coltivatori, liberi professionisti e stagionali.

Ma dal primo aprile succede davvero di tutto. Ci sono anche utenti che dichiarano di essere stati daneggiati a livello di privacy, con tanto di dati anagrafici resi pubblici, senza motivo, pubblicazioni comunicate prontamente al Garante.

L'Inps e i ritardi con la cassa integrazione

E i ritardi della Cig? Purtroppo per l’Inps non c’è soltanto il sistema andato in tilt per le troppe richieste per il bonus. La cassa integrazione d’emergenza, ordinaria e in deroga rivolta ai lavoratori travolti dalla crisi viene riconosciuta dal Decreto Cura Italia.

E ovviamente spetta all’Inps, che fino a prima del Covid si occupava sostanzialmente soltanto di erogare le pensioni, provvedere a distribuire il denaro. E il sistema, anche in questo caso, finisce in modalità “down”. Ritardi pesantissimi, tant’è che ci sono ancora decine di migliaia di persone che ancora devono ricevere i soldi della Cassa integrazione.

La rabbia di Conte. Tridico: immaginate un'autostrada... 

Ritardi che irritano persino il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il quale convocato il presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di manifestargli tutta la sua delusione e insoddisfazione. Perché troppi italiani sono ancora in attesa.

Ma l’emergenza Covid è qualcosa di mai visto prima. Uno tsunami incontrollabile che costringe al lavoro straordinario l’intero ente contributivo, il cui sistema, sempre lui, non poteva essere preparato a erogare una quantità così massiccia di denaro in così poco tempo. E’ così che si difende Tridico.

Tant’è che alla Camera dice: “Immaginate un'autostrada con un flusso normale di auto, poi uno tsunami di macchine in autostrada: immaginatevi le code. Con il Covid e la cig è stato così. Nonostante questo l'istituto ha pagato 13 milioni di cig a oltre 6 milioni di lavoratori”.

I politici chiedono il bonus. I politici danno la colpa a Inps e Conte

L’ultima figuraccia, o per essere più clementi, l’ultimo infortunio, è quello inerente al bonus destinato alle partite Iva e che invece è finito nelle tasche di diversi politici, molti dei quali coperti da un’indennità mensile di oltre 10mila euro. Il governo aveva chiesto all’Inps di erogare il bonus di 600 euro in tempi rapidissimi, massimo 15 giorni. E così è stato. Per riuscirci, Palazzo Chigi ha eliminato ogni tetto o vincolo. Basta avere la partita Iva e che sia attiva. Punto.

“L’Inps è vittima, non carnefice” insiste Tridico, amareggiato per una vicenda su cui tuttavia restano parecchi punti oscuri. I leader del Centrodestra Giorgia Meloni e Matteo Salvini chiedono la testa sia del presidente dell’Inps che di Conte, perché è inaccettabile che la cassa integrazione non venga pagata a decine di migliaia di persone mentre al contrario, il bonus ai parlamentari (comunque legittimati a chiederlo) venga elargito anche in tempi rapidi.

Più morbida nella forma, ma non nella sostanza, la maggioranza attraverso il ministro delle politiche agricole e forestali Teresa Bellanova:  Se si gestisce così il più grande istituto di previdenza del nostro paese allora è bene passare la mano perché non si è adeguati".

Inps: la notizia del bonus ai politici esce a un mese dal referendum

L’altro aspetto che mette l’Inps sulla graticola è che la vicenda del bonus Iva ha sollevato anche un polverone politico, all’interno del quale ovviamente l’ente previdenziale non dovrebbe in alcun modo entrarci. Perché la notizia della richiesta del bonus da parte dei parlamentari era nota da tempo, quei 600 euro infatti sono stati elargiti in primavera. Inoltre sarebbe comunque venuta fuori a dicembre, quando i politici devono comunicare pubblicamente i propri 730.

Eppure, la vicenda è stata “soffiata” ai giornalisti di Repubblica proprio a un mese dal referendum sul taglio dei parlamentari. “Non è un caso montato, querelerò chiunque mi porterà accuse di questo tipo” ribatte più volte Tridico, il quale esclude con forza anche l’idea che sia stato proprio lui a comunicare la notizia ai giornalisti. 

Nei confronti dell'Inps, e questa al momento è l'unica certezza, sarà aperta un'istruttoria del Garante per la privacy, che mira a fare luce sul metodo seguito per il trattamento dei dati di chi ha ricevuto l'indennità Covid e sulla diffusione delle notizie.