Se non avete ancora ricevuto il bonus di 600 euro ma siete certi di aver compilato correttamente il codice Iban, l’errore che avrebbero commesso oltre 250mila utenti dell’Inps nell'inoltrare la domanda secondo Pasquale Tridico, presidente dell'istituto previdenziale, allora il motivo potrebbe essere il fatto di appartenere a una categoria di lavoratori troppo spesso considerata erroneamente “privilegiata”

L'Inps nega il bonus a chi campa con 2 lavori e 2 Casse per i contributi

Nel senso che magari avete la fortuna, o la bravura, nonché l'onestà (vedi pagamenti in nero), di versare i contributi a enti diversi (esempi: Inps, Inpgi, Enpals), risultando quindi non iscritti a una sola cassa "in via esclusiva" come richiesto dal decreto liquidità. Di svolgere, sostanzialmente, due o più lavori, o meglio ancora di svolgere diversi rapporti lavorativi. Il primo, magari quello principale, con contratto subordinato. Gli altri in qualità di consulenti o collaboratori esterni, per aziende differenti, in grado di garantire un ulteriore, piccolo contributo economico che si aggiunge a quello derivante dal rapporto di lavoro principale, di solito per arrotondare uno stipendio fisso ma eccessivamente magro, come potrebbe esserlo, ad esempio, un contesto di lavoro part-time.

Inps, contributi versati a gestione principale e separata? Niente bonus 

Se vi riconoscete, e se soprattutto versate onestamente i vostri contributi alla gestione ordinaria dell'Inps ma anche a quella separata, che divide lavoratori dipendenti e autonomi, beh eccolo qui, il motivo per cui il bonus di 600 euro non lo vedrete neanche con il cannocchiale, nonostante il sistema previdenziale italiano, ovviamente, contempli l'appartenenza a entrambe le Casse e quindi il versmento a una e all'altra  a seconda degli importi percepiti. Non ci sono spiegazioni tecniche. Come ha già segnalato il quotidiano Libero, qualche giorno fa: 

molto semplicemente, può usufruire del bonus solo il lavoratore che nel 2018 ha versato i contributi in via esclusiva a una sola Cassa previdenziale.

Anche se i versamenti sono stati effettuati a due Casse diverse, ma del medesimo ente, per quanto per voi sia stato necessario per arrivare alla fine del mese non c'è niente da fare. Vale comunque per due. E quindi, addio bonus.

Paghi i contributi e prendi meno di 35.000 euro? L'Inps può comunque negarti il bonus

 

Insomma, dimostrare di aver incassato meno di 35mila euro e aver pagato onestamente i contributi non basta. Anzi: vi penalizza. Così come non basta dimostrare che l’emergenza coronavirus ha di fatto influito negativamente nel vostro lavoro e soprattutto nelle vostre entrate economiche.

I casi più diffusi sono quando l’azienda è costretta a fermarsi, lo stipendio viene dimezzato o decurtato, le collaborazioni citate precedentemente vengono meno. Potreste anche ritrovarvi senza più un euro che vi entra in tasca ma non c'è niente da fare. Tutto dipende dai contributi che avete pagato. O meglio: tutto dipende da quante sono le Casse a cui vi siete rivolti nel momento in cui avete versato il dovuto per assicurarvi un minimo di trattamento pensionistico.

Così il governo ha sfoltito i beneficiari

Va così per le migliaia di persone che hanno versato i contributi a due casse differenti, perché magari, nonostante un lavoro subordinato, la cifra percepita non permette di arrivare alla fine del mese. Per questo, e solo per questo, il lavoratore in questione è colpevole del cosiddetto “cumulo di redditi”. Tali professionisti si ritroveranno, anzi, probabilmente già lo sono, depennati dagli aventi diritto al bonus di 600 euro.