Ci avviciniamo alla finanziaria e mai come quest'anno all'ordine del giorno ci finisce l'ipotesi di un bel taglio Irpef e di una busta paga più ricca. Sono giorni in cui si susseguono voci, rumors, anticipazioni e speranze: si parla di cuneo fiscale e flax tax. Tra le mille anticipazioni e le voci di corridoio iniziano a trapelare le prime anticipazioni di quelli che potrebbero essere i contenuti della legge.

Una delle promesse che era arrivata da Roberto GualtieriMinistro dell'Economia, era quella di voler aumentare salari e stipendi. Secondo alcuni osservatori, molto probabilmente, si potrebbe indirizzare verso un taglio del cuneo fiscale che possa favorire maggiormente i dipendenti in busta paga. Se i dipendenti possono sperare in una rimodulazione dell'Irperf a loro favore, allle aziende potrebbero arrivare delle riduzioni di altro genere. Una delle incognite che rimangono è quella legata all'ex Bonus Renzi, che è passato da 80 a 100 euro da poco tempo per i redditi fino a 28.000 euro ed esteso, successivamente, ai lavoratori che avessero un reddito pari a 40.000 euro in forma di detrazione. Antonio Misani, viceministro all'economia, ipotizza che possa essere riassorbito nella riforma Irpef, senza aggravare il prelievo su chi ne è titolare.

Busta paga ed Irpef: da dove passa il salasso?

Uno dei nodi principali che sono all'ordine del giorno è il nuovo assetto delle agevolazioni, che con ogni probabilità comporterà la necessità di racimolare nuove risorse per finanziare la riforma fiscale. Antonio Misani ha anticipato che sul tavolo ci sarebbero alcune ipotesi. Tra le intenzioni che si starebbero portando avanti ci sarebbe quella di ridurre del 2% tutte le detrazioni o di azzerare le detrazioni per i redditi più alti. Stiamo parlando di quei lavoratori che hanno un reddito che supera i 75.000 euro l'anno, che costituiscono solo il 2,4% dei contribuenti italiani (stando ai dati aggiornati al 2019). Ma non viene ritenuta una soluzione troppo vantaggiora. Un'altra ipotesi, invece, prevederebbe un taglio delle detrazioni meno utilizzate.

All'interno del progetto di riordino fiscale rimane fermo un importante obiettivo, anche se quest'anno - a causa dell'emergenza Covid - è stato provvisoriamente accantonato. Stiamo parlando della famigerata riforma Irpef, che andrà a modificare la busta paga dei lavoratori. Molto probabilmente si metterà mano all'Irpef nel 2021, sempre che nel frattempo non intervengano degli imprevisti. In questo caso le ipotesi che stanno circolando sono molte, ma nessuna starebbe raccogliendo il pieno consenso.

Nelle varie ipotesi di ridisegnare l'Irpef si era anche parlato di una sorta di modello tedesco: un sistema che prevede una formula matematica, che sarebbe poco trasparente. Almeno secondo Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera. Un'altra proposta che sta circolando in questi mesi prevede la revisione dell'aliquota Irpef del 38%, in modo da limare quello che oggi come oggi è a tutti gli effetti uno scalone molto importante. Anche le imposte sostitutive, infine, sia quelle principali, come le rendite finanziarie o le cedolari degli affitti, che quelle secondarie, potrebbero essere ridisegnate.

Irpef: ma ci arriverà una botta in busta paga?

Per il momento c'è un'unica cosa certa. Se il Governo vuole abbassare le tasse non può toccare i fondi che arriveranno dal recovery fund. Anche perché arrivando un volta sola, non permetteranno di effettuare un taglio che possa durare nel tempo. Continueranno a rimanere in piedi la spending review e la lotta all'evasione fiscale. Quest'ultima sarà combattuta anche con la lotta al contante. Per il momento, invece, sono esclusi i condoni, mentre parrebbe molto problematica la via del rientro dei capitali all'estero. Anche perché spesso è difficile identificarne la provenienza.

Uno degli altri grandi temi portanti relativi alla riforma fiscale coinvolgerebbe, invece, i lavoratori con Partita Iva. Anche loro sono tenuti al pagamento dell'Irpef. Ritorna in auge, in queste ore, la proposta che la giungla delle scadenze possa essere sostituita da alcuni prelievi automatici mensili. Quindi non ci sarà più anticipo e saldo. L’importo da addebitare sarà calcolato su base mensile o trimestrale in base ai dati ricavati dalle fatture elettroniche. Non saranno invece richieste stime sulle entrate future per gli acconti.

Assegno unico in busta paga

Se su più fronti starebbe proseguendo il lavoro del Governo per quanto riguarda la riforma fiscale, c'è una notizia che interessa molte famiglie e la loro busta paga. Dal prossimo anno, l'assegno unico sarà direttamente in busta paga. E' vero che all'appello mancherebbero ancora 6-7 miliardi, ma i giochi sono aperti.

Ricordiamo che l’assegno unico e universale coinvolge qualcosa come 11 milioni di famiglie con figli a carico. Viene erogato dal settimo mese di gravidanza ai 18 anni, con décalage fino a 21 anni, maggiorato per ogni figlio successivo al secondo, più alto (tra il 30 e il 50%) per ogni figlio disabile. Assegno unico perché sostituisce otto tra bonus e detrazioni esistenti.