Il capitolo della patrimoniale non è stato ancora chiuso definitivamente, ma già si pensa a mettere mano all'Irpef e alla busta paga. Si potrebbe ben dire che il pensiero del Partito Democratico sia proprio quello di tassare gli Italiani a tutti i costi, non importa se abbiano il conto corrente ben fornito o se siano dei normali dipendenti, che ricevono tutti i mesi la loro busta paga. Il Pd adesso starebbe incalzando la maggioranza per preparare un sistema fiscale tutto nuovo, che si basi sul modello tedesco.

Quella a cui starebbero pensando negli uffici del Pd è un'Irpef totalmente nuova, che comunque potrebbe andare a complicare la vita dei contribuenti. Che sinceramente, già adesso, tra scaglioni e detrazioni varie rischiano ogni anno di commettere tutta una serie di errori. Per il momento c'è un po' di scaramanzia e non si scende troppo nei particolari, ma ad illustrare il nuovo piano fiscale - che andrà ad incidere su Irpef e busta paga - ci ha pensato Emanuele Felice, responsabile all'economia Dem.

L'Italia ha oggi un sistema fiscale che pesa troppo sui lavoratori e sul ceto medio, mentre favorisce la rendita e, grazie alla selva di detrazioni, è addirittura regressivo per i redditi alti. Si pensi che oggi per chi guadagna più di 28mila euro l'aliquota balza improvvisamente dal 27 al 38%. È un sistema ingiusto, dobbiamo cambiarlo. Dobbiamo avere come modello gli altri paesi avanzati. Come Partito Democratico proponiamo una riforma fiscale che torni a rendere il nostro fisco, nello spirito della Costituzione, pienamente progressivo: riducendo il carico sui ceti medi, semplificando la giungla di agevolazioni e sussidi.

L'Irpef: come ci cambierà la busta paga?

Quello che verrebbe introdotto in Italia sarebbe un sistema copiato pari pari da quello di Berlino. L'intento sarebbe di rimodellare l'Irpef e di conseguenza modellare la tasse sulla busta paga, così come succede in Germania. Felice spiega che la riforma voluta dal Partito Democratico si dovrebbe tradurre in una riduzione delle tasse per il ceto medio, ma anche per i lavoratori. Uno dei punti cruciali di questa riforma sarebbe quello di rendere l'evasione meno conveniente, promuovendone il contrasto. L'ipotesi di fondo sarebbe quello di rendere produttiva la ricchezza ed in questo modo incentivare la crescita economica.

Emanuele Felice ritiene che il modello tedesco sia la soluzione da adottare: la tassazione aumenta progressivamente in base al reddito, partendo da zero ed arrivando al 44%. Sarebbe un modello molto semplice: è sufficiente scrivere il proprio reddito ed automaticamente si verrebbe a conoscere la propria aliquota e le imposte da pagare. Secondo Felice sarebbe molto semplice, tanto quanto la flat tax. La logica del Pd, però, sarebbe opposta: equità e redistribuzione, mentre la flat tax toglie esclusivamente ai ceti medi per dare a chi ha già.

A questo punto, però, è necessario ricordare un riflessione, che aveva fatto qualche mese fa Luigi Marattin, il quale aveva messo in discussione il sistema fiscale della Germania:

Il modello tedesco è basato su una formula matematica molto complessa e al contribuente viene solo detto quante tasse deve alla fine pagare, senza che capisca il perché.

Le anomalie italiane passano anche dall'Irpef!

E' inutile dirlo o sottolinearlo. Le anomalie delle tasse italiane passano principalmente da Irpef e busta paga. In un modo o nell'altro, non lasciano da solo nessuno. Ma nemmeno il modello tedesco sarebbe così trasparente ed immune da critiche: Luigi Marattin aveva avuto occasione di definirlo opaco e che creerebbe non pochi problemi ai contribuenti. In altre parole sarebbe come passare dalla padella alla brace. Proprio su questo fronte era poi intervenuto Carlo Cottarelli, che aveva messo in guardia da un possibile rischio di fare una riforma facile facile, grazie ad un banale ed ingenuo copia incolla dal modello tedesco.

Nella sostanza, però, i due sistemi non sono poi così diversi – ha spiegato Carlo Cottarelli -. La tassazione media per ogni livello di reddito (cioè il rapporto tra tassa pagata e reddito), che è quello che più interessa al contribuente, cresce in entrambi i paesi in modo regolare e non troppo dissimile. Un cambiamento nel livello di progressività, se questo è quello che il governo intende ottenere, potrebbe essere quindi raggiunto anche con un numero più limitato di scaglioni e aliquote marginali senza passare al più complesso modello tedesco.

Il Partito Democratico, però sembrerebbe voler andare dritto per la propria strada e mettere mano ad una riforma fiscale. Sicuramente sarebbe necessario andare a mettere mano alle aliquote Irpef - e di conseguenza si avrebbe una ricaduta in busta paga -. Ma soprattutto sarebbe necessario abbattere la confusione creata dalla flat tax: è necessaria, secondo il Pd, una riforma fiscale che elimini le sabbie mobili degli aliquote Irpef ed i relativi scaglioni. Ma che soprattutto renda più trasparente la busta paga. Ricordiamo, comunque, una cosa: il sistema italiano, allo stato attuale, risulta più progressivo rispetto a quello tedesco, soprattutto per le fasce di reddito più basse. La vera differenza la fa il numero dei figli e l'attenzione che il Governo tedesco presta alle famiglia. In Italia per la famiglia si fa ben poco.

Il partito della patrimoniale!

Nel frattempo non semra proprio fermarsi il partito della patrimoniale. Sarebbe stato riammesso ai voti l'emendamento portato avanti da Fratoianni-Orfini sulla tassa sui patrimoni. E' questo l'esito del ricorso presentato dopo il primo stop. Nella comunicazione della Commissione Bilancio della Camera si legge che la proposta della patrimoniale è stata riammessa

in considerazione della difficoltà di effettuare una puntuale quantificazione riguardo alla stima degli effetti di gettito derivanti dalla proposta emendativa, fermo restando che più puntuali informazioni potranno essere acquisite in proposito dal Governo nel corso dell’esame dell’emendamento stesso.

Di questa proposta ne avevamo parlato in questo articolo. In estrema sintesi è una patrimoniale che prevede l'abolizione dell'Imu e dell'imposta di bollo sul conto corrente, per i dettagli rimandiamo all'articolo scritto in precedenza. Oggi come oggi tra i favorevoli all'introduzione della patrimoniale si aggiunge anche Marco Travaglio, che ha titolato un articolo del Fatto Quotidiano:

La patrimoniale è sacrosanta, ma i patrimoni sono nascosti.