E' da un po' di tempo che se ne parla. Il Governo ha allo studio un'importante riforma dell'Irpef, che avrà un forte impatto sulla nostra busta paga. Una riforma del valore di circa 10 miliardi: a darne conferma è stato lo stesso Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia, nel corso di una serie di interviste rilasciate negli ultimi giorni.

Le notizie che erano circolate in maniera più o meno ufficiale negli ultimi mesi e che sembravano voler solo ammorbidire gli animi dei contribuenti, adesso hanno trovato una conferma ufficiale nelle parole di Gualtieri, che ha smentito una volta per tutte, quanti temevano che questa famosa riforma dell'Irpef potesse venire sepolta dall'emergenza economica innescata dal coronavirus.

Siamo ancora in emergenza e dobbiamo fronteggiarla al meglio con tutti gli strumenti disponibili - ha affermato Gualtieri -. Ma stiamo passando a quella che sarà la fase cruciale del nostro impegno che ci siamo assunti un anno fa: cambiare il Paese intervenendo in maniera incisiva e strutturale per rimuovere ingiustizie e arretratezze.

Riforma Irpef: cambierà tutto, anche la busta paga!

Non scherziamo. Il taglio dell'Irpef ci sarà sul serio. Il Governo poi continuerà nella propria battaglia contro l'evasione fiscale. Cosa cambierà? Cosa dobbiamo aspettarci? Di quanto potremmo vedere crescere la nostra busta paga? Gualtieri ha provato a rispondere a queste domande, spiegando che uno dei modelli che verranno presi ad esempio sarà quello tedesco. Ok, perfetto. Vediamo un po' come funziona il fisco in Germania, in modo da avere un'idea di massima su cosa potrà accadere da noi.

Berlino ha suddiviso il proprio sistema fiscale in quattro scaglioni. A questi si aggiunge una maxi aliquota variabile, che cresce in maniera progressiva in base al reddito su cui si concentrano la maggior parte dei contribuenti. Calma, calma! Proviamo a spiegare tutto adesso.

Prima di tutto iniziamo a sottolineare che in Germania il sistema fiscale prevede una no tax area - in altre parole stiamo parlando di un fascia di reddito esente da tasse - fino a 9.000 euro. Segue poi una seconda fascia di reddito, dove si colloca la maggior parte dei contribuenti, che è caratterizzata da un'aliquota variabile. Stiamo parlando di una fascia nella quale rientrano persone che hanno un reddito compreso tra i 9.001 euro ed i 54.949 euro. Per questa fascia si passa da un'aliquota minima del 14% fino ad una massima pari al 42%. Ovviamente è calibrata progressivamente in base al reddito.

Vi sono poi due ulteriori fasce di reddito, che sono caratterizzate da un'aliquota fissa. Per quanti abbiano un reddito superiore ai 54.950 euro ma sotto i 260.532 l'aliquota è fissa al 42%, mentre quelli che superano la soglia dei 260.532 euro hanno un'aliquota fissa al 45%.

Dobbiamo ancora ricordare che le coppie legalmente riconosciute sono tenute a presentare congiuntamente la propria dichiarazione dei redditi. In questo caso, le soglie che abbiamo appena menzionate vengono raddoppiate, cosa che ovviamente non avviene in Italia.

Riforma Irpef: perché scegliere il modello tedesco?

Molti si domanderanno perché sia necessario scegliere proprio il modello tedesco, nel momento in cui si sta cercando di fare una riforma dell'Irpef. Ed, ovviamente, la domanda successiva è quanto questo possa modificare la nostra busta paga? E' lo stesso Roberto Gualtieri a spiegare che il modello tedesco è solo uno dei tanti che verranno presi in considerazione. Si tende a guardarlo con un certo interesse perché si potrebbe applicarlo anche in Italia, sostituendo le attuali aliquote e creando una sola aliquota personalizzata.

Una delle ipotesi al vaglio potrebbe essere quello di far diventare le nostre aliquote iperprogressive in base al reddito, decidendo che il tetto massimo sarà pari al 43%. Uno dei motivi per i quali potrebbe essere applicato in Italia potrebbe essere quello che si andrebbe ad evitare uno dei problemi dell’attuale sistema, ovvero quel salto di aliquota con straordinari o aumenti contrattuali, o anche delle detrazioni decrescenti in presenza di aliquote crescenti al reddito.

Non vi preoccupate: l'Irpef sarà riformata!

Che la riforma dell'Irpef fosse nell'aria lo si era già capito da un po' di tempo. Roberto Gualtieri lo aveva confermato e lui stesso ha sottolineato:

Stiamo lavorando a un modello che prevede una riduzione dell'Irpef, che ricordo il governo ha già avviato quest'anno, e l'assegno unico per i figli da finanziare in parte con una riforma delle detrazioni e dei sussidi ambientali dannosi e in parte col contrasto all'evasione e che potrà essere implementato gradualmente per garantire l'equilibrio della finanza pubblica. Io apprezzo il modello tedesco di progressività con aliquota continua ma su questo non abbiamo ancora deciso.

Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, spiega che al momento l'Irpef è l'unica imposta progressiva che rimane.

Più che ritoccare l'Irpef, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l'Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l'aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona - spiega Dona -. Se proprio si vuole toccare l'Irpef, è la prima aliquota del 23% o la seconda del 27% che andrebbero ridotte, abbassamento di cui comunque si avvantaggerebbero anche i ceti più abbienti, non certo quella intermedia del 38%, sia per un fatto di giustizia sociale sia perché i redditi medio bassi hanno una propensione marginale al consumo maggiore rispetto ai ceti medio alti, e quindi, aumentando il loro reddito disponibile si avrebbe un maggior effetto sui consumi.