L'economia italiana invia segnali di rallentamento. A novembre l'indice Markit Pmi Servizi (Purchasing Managers Index) si è infatti attestato a 39,4 punti con un brusco calo dai 46,7 punti di ottobre. Le attese degli analisti erano di un valore pari a 40,8 punti. 

Anche l'indice Pmi manifatturiero, sempre stilato dall'istituto IHS Markit, a novembre è andato incontro ad una riduzione attestandosi a 51,5 punti dai 53,8 punti di ottobre e sotto i 52 punti attesi dagli analisti.

Il risultato combinato è stato una forte contrazione anche il dato composito, sceso a 42,7 punti dai 49,2 punti del mese precedente e a fronte di attese di 43,7 punti.

L'indice Pmi è il risultato di un’indagine condotta sui direttori d’acquisto delle principali aziende del paese o dell'area per testare le opinioni sull’andamento del settore dei servizi o della manifattura. Letture del Pmi superiori ai 50 punti indicano un’economia in fase di espansione, valori inferiori ai 50 punti indicano invece una fase di contrazione.

C'è fiducia per il 2021

E' però importante sottolineare che secondo Lewis Cooper, economista di IHS Markit, il quadro prospettico non è così desolante. A novembre infatti le aziende hanno mantenuto il personale in vista di una maggiore domanda che dovrebbe seguire l'allentamento delle restrizioni manifestando ottimismo rispetto alla produzione dei prossimi 12 mesi. Secondo Cooper i recenti sviluppi in materia di vaccino fanno aumentare la speranza che presto l'economia possa riaprire pienamente. Se questo dovesse succedere, ipotizza l'economista, il settore manifatturiero sarebbe in buona posizione nel continuare a recuperare il terreno perduto.

Anche la Germania segna il passo

Il rallentamento dell'economia a causa della seconda ondata del Covid non ha colpito solo l'Italia. In Germania a novembre la lettura finale dell'indice Markit Pmi Servizi è stata di 46 punti, inferiore alla rilevazione preliminare e alle attese degli analisti, entrambe di 46,2 punti. Il dato di ottobre era risultato di 49,5 punti, vicino quindi alla soglia dei 50 punti che separa contrazione da espansione.

L'indice composito tedesco (servizi e manifattura) è stato a novembre pari a 51,7 punti, inferiore alle stime e alla rilevazione preliminare, entrambe di a 52 punti, e al dato di ottobre di 55 punti.

Nella zona euro il Pmi composito di Markit è risultato di 45,3 punti, in netto calo dai 50 punti di ottobre e poco superiore ai 45,1 punti del dato preliminare e delle stime.

Istat: Pil Italia 2020 a -8,9%

Dato il rallentamento evidenziato dagli indici Pmi non stupisce che anche l'Istat nella sua nota semestrale abbia rivisto al ribasso le stime relative alla crescita del Prodotto intero lordo italiano per il 2020: il nuovo valore atteso è di un -8,9% dal -8,3% stimato a giugno. Alla base della revisione la seconda ondata del Covid-19 che deprime in particolare la domanda interna, ma che influenza negativamente anche quella estera.

La stima del governo per il 2020 è di una contrazione del 9%, c'è poi l'ipotesi di un rimbalzo del 6% nel 2021.

Secondo Bruxelles invece la contrazione potrebbe arrivare al 9,9% quest'anno per lasciare spazio ad una ripresa del 4,1% nel 2021.

Istat: Pil Italia 2021 a +4%

Anche l'istituto di statistica ipotizza un ritorno alla crescita nel 2021, il rimbalzo tuttavia rischia di essere solo del 4%, inferiore quindi al +4,6% ipotizzato precedentemente.

Il tasso di disoccupazione per il 2020 dovrebbe assestarsi al 9,4% (a giugno era stato ipotizzato al 9,6%), per il 2021 tuttavia l'Istat prevede una crescita all'11% dalla precedente stima di un 10,2%.

Le attese per il futuro sono comunque fortemente condizionate "dall'evoluzione dell'emergenza sanitaria e dalla disponibilità e dalla tempistica di somministrazione del vaccino".

La caduta del Pil del 2020 dipenderà prevalentemente dalla domanda interna al netto delle scorte, che peserà per il -7,5% ma anche dall'apporto della domanda estera netta e dalla variazione delle scorte, che influiranno rispettivamente per il -1,2% e per il -0,2%. 

Nel 2021 il contributo della domanda interna tornerebbe positivo per il 3,8%, quello della domanda estera netta darebbe un contributo con un +0,3%, le scorte potrebbero invece avere ancora un effetto negativo anche se limitato ad un -0,1%.

Il 2020 rischia di concludersi con una forte riduzione dei consumi delle famiglie che in termini reali potrebbero scendere del 10,0%. E' invece evidente un deciso aumento della propensione al risparmio. L'andamento dei consumi nel 2021 resterà legato all'incertezza per l'evoluzione del coronavirus.

Gli investimenti lordi fissi delle imprese sono attesi in contrazione nel 2020 del 10,1% mentre nel 2021 si dovrebbe realizzare una crescita del 6,2%.

Inflazione, forse una ripresa nel 2021

L'Istat ipotizza un prezzo del petrolio poco sopra i 40 dollari al barile per il 2021, dovrebbe quindi ridursi l'apporto deflattivo dei costi energetici. Nonostante questo l'inflazione dovrebbe rimanere negativa anche nei prossimi mesi. Possibile una inversione di tendenza durante il prossimo anno.

(Alessandro Magagnoli)