Dopo una tornata elettorale come quella che si è appena svolta in Italia e che ha riguardato circa sette milioni di elettori chiamati a rinnovare i consigli comunali di diverse importanti città a partire proprio dalla Capitale, come di consueto si sono espressi in analisi “approfondite” i più popolari opinionisti e commentatori politici.
I quali si sono lanciati nelle più ardite ed improbabili disamine sugli esiti elettorali, cercando di spiegare perché alcuni partiti hanno retto meglio di altri, come se ciò avesse una effettiva ricaduta sulla qualità di vita dei cittadini.
Non c'è però da stupirsi, anche loro hanno la necessità di giustificare gli stipendi che percepiscono, naturalmente, quindi, qualcosa la devono pur dire, anche se solo aria fritta, inscatolata e infiocchettata.
Mi chiederete allora, ma se non c'era nulla da dire, mica è colpa loro. Eh no, perché queste elezioni, da un certo punto di vista, hanno mandato un preoccupante segnale di pericolo, ignorato da tutti, … ed in gioco è nientedimeno che la nostra democrazia.
Certo lo so che qualcuno mi dirà che sono un ingenuo e che la nostra democrazia non è in pericolo semplicemente per il fatto che non è mai esistita, ma lasciatemi per un attimo l'illusione di aver vissuto in uno Stato democratico, almeno finora.
L'allarme per la democrazia non è arrivato dopo lo spoglio delle schede, ma subito alla chiusura dei seggi, mi sto riferendo al dato sull'affluenza alle urne.
Ohhhh mi direte ma come posso dire “ignorato da tutti” se non si è fatto altro che parlare di questa astensione dal voto degli italiani.
Semplice, perché di questa astensione si è parlato in maniera superficiale, senza sottolineare l'aspetto più importante e, come detto, “preoccupante”.