L'Italia a rischio fallimento? Cosa devono temere i lavoratori e le imprese dall'emergenza coronavirus? Qui non stiamo parlando della salute, che viene prima di tutto. Qui stiamo parlando di economia, che molto pragamenticamente si trasforma in posti di lavoro, di stipendi da pagare, di consumi, di scuola. Ma anche di pensioni: e già anche di pensioni. Quanto riuscirà a reggere l'Inps, se le attività imprenditoriali non riprenderanno, e si pagheranno i contributi. Che ricordiamo servono anche per pagare le pensioni correnti?

Una recente stima della Confesercenti ha messo in luce che il prolungamento annunciato del lockdown fino al 13 aprile costerà al sistema Italia altri 5 miliardi di euro di consumi e quasi 8.5 miliardi di Pil in meno.

Italia a rischio fallimento? E' un timore o solo una preoccupazione

I numeri preoccupano. E si possono trasformare in un vero e proprio timore. Facciamo due conti. Sempre secondo la Confesercenti fino ad oggi l'Italia ha perso 30 miliardi di consumi e 55 miliardi di Pil. Stiamo parlando di consumi bruciati a causa dell’emergenza coronavirus. E il conto dei danni potrebbe essere ben più salato in caso di prolungamento del fermo delle attività economiche. Senza un intervento contenitivo di grande respiro, si rischia di arrivare a fine anno con una contrazione dei consumi fino a 83 miliardi, con una caduta del Pil del 9%.

Con prospettive di questo tipo, ci sono migliaia di imprese che potrebbero non riaprire più. Bisogna intervenire subito per sostenerle, con un’iniezione rilevante di liquidità, in modo che possano continuare a pagare fornitori e dipendenti nonostante i ricavi azzerati, commenta Confesercenti. Noi chiediamo un intervento straordinario per il credito alle imprese: bisogna mobilitare tutte le risorse possibili, mettendo in campo se necessario anche la CDP. Serve una linea di credito speciale dedicata alle imprese con finanziamenti pari almeno al 25% dei ricavi conseguiti nell’anno precedente, con garanzia del Fondo Centrale. Liquidità da erogare immediatamente e con una previsione di restituzione a lungo termine.

Con il protrarsi delle chiusure delle attività produttive e di quelle del terziario - come il commercio, il turismo, i servizi, i trasporti e le professioni - e con la prospettiva che questa situazione si prolunghi nel tempo, la situazione economica e il calo dei consumi sono destinati a peggiorare. E, nella difficoltà di prevedere a breve il ritorno ad una situazione “normale”, rischia di saltare la previsione più ottimistica che era quella della “riapertura” dell’Italia a giugno che avrebbe comportato, per il 2020, la perdita di 1 punto di Pil e 18 miliardi di consumi. Si fa, quindi, più realistica l’ipotesi della riapertura del Paese solo all’inizio di ottobre, con una riduzione dei consumi di oltre 52 miliardi e un calo del Pil di circa il 3%, stime che incorporano anche gli aiuti stanziati con l’ultimo decreto”: è quanto prevede l’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del lockdown a causa del coronavirus. In quest’ultima ipotesi i settori che saranno più colpiti sono: alberghi e ristorazione (-23,4 miliardi di consumi nel 2020), trasporti e acquisto autoveicoli (-16,5 miliardi), cultura e tempo libero (-8,2 miliardi), abbigliamento (-6,6 miliardi).

Fallimento Italia: inflazione e prospettive

Secondo le stime preliminari dell'Istat, nel mese di marzo 2020 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% sia su base mensile sia su base annua (da +0,3% del mese precedente). La decelerazione dell’inflazione è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (che registrano un’inversione di tendenza da +1,2% a -2,7%) e dei servizi (che rallentano la loro crescita da +1,0% a +0,6%); tali andamenti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari (da +0,4% a +1,2%) e dei tabacchi (da +1,5% a +2,5%).

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rimangono stabili a +0,7%. La variazione congiunturale dell’indice generale è dovuta all’aumento dei prezzi dei tbacchi (+2,3%) e in misura minore dei beni alimentari (+0,4%), solo in parte compensato dalla diminuzione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,2%). L’inflazione acquisita per il 2020 è pari a zero per l’indice generale e a +0,2% per la componente di fondo.Le stime preliminari degli indici dei prezzi al consumo di marzo sono state elaborate nel contesto dell’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del coronavirus in Italia, con la sospensione di attività di ampi segmenti dell’offerta di beni e servizi di consumo. L’impianto dell’indagine sui prezzi al consumo, basato sull’utilizzo di una pluralità di canali per l’acquisizione dei dati, ha consentito di ridurre gli effetti negativi dell’elevato numero di mancate rilevazioni. La situazione che si è venuta determinando e le modalità con le quali è stata affrontata sono illustrate nella Nota metodologica, alle pagine 16 e 17.

Fallimento Italia: il tracollo del turismo

Dopo aver azzerato il marzo del turismo, il coronavirus cancella anche il mese di aprile, vacanze di Pasqua e ponti di primavera inclusi, per un totale di 10,5 milioni di viaggiatori ‘svaniti’ e di 3,3 miliardi di consumi turistici perduti. A stimarlo è Cst Firenze per Assoturismo Confesercenti.

Per la filiera turistica italiana è uno shock: il mese di aprile rappresenta il momento della ripresa degli spostamenti, ma anche il periodo della riapertura delle imprese stagionali del balneare, dei laghi e più in generale del segmento dell’open air.

Lo stop improvviso ha messo in ginocchio il comparto, colpendo direttamente tutte le attività della ricettività e dei servizi turistici, commenta Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo. Lo scorso anno si dibattevano i presunti pericoli dell’overtourism, quest’anno si vive la catastrofe dello zero tourism. Si fermano gli alberghi, i B&B, i villaggi turistici e i camping; gli stabilimenti balneari valutano di rinunciare ai preparativi d’inizio stagione. Svaniscono i ricavi anche per i servizi del settore, dalle agenzie di viaggi alle guide, dagli NCC ai bus turistici. Per non parlare della crisi dei pubblici esercizi e dei ristoranti, solo parzialmente alleviata – e in una minoranza dei casi – dalla vendita a domicilio, che il più delle volte vuol dire passare per le piattaforme delle grandi multinazionali e subire una ulteriore riduzione dei margini.