Gli analisti del Centro Studi Moneyfarm spiegano che l’Italia, dopo il secondo trimestre senza crescita, è entrata in recessione. Il problema non è nuovo e ha radici e implicazioni profonde, che difficilmente emergono focalizzandosi sulle ragioni della dinamica di breve termine del prodotto interno lordo. L’andamento del Pil italiano si muove ormai da oltre vent’anni intorno a tassi di crescita che non superano il 2% e può essere inserito nel contesto di un trend almeno trentennale che ha visto le capacità espansive dell’economia italiana ridursi in modo graduale e costante. In questo contesto, come si deve comportare l’investitore?

Dal punto di vista finanziario le domande sono due: esiste il rischio che una recessione decisa metta a rischio i conti pubblici? Come si deve comportare l’investitore?

Gli analisti del Centro Studi Moneyfarm spiegano che molto dipende dal rischio che una recessione decisa metta a rischio i conti pubblici. Certo è che i recenti movimenti dello spread hanno dimostrato che l’Italia è percepita dai mercati, a torto o a ragione, come l’osservata speciale e per molti una delle prime geografie dalla quale ritirarsi in caso di un aumento dell’avversione al rischio sul mercato. Questa percezione mostra la via stretta su cui si muovono i conti pubblici italiani in caso di recessione severa, che comunque per adesso non vediamo alle porte.