L'ottimismo continua a reggere sulle piazze di scambio europee, nonostante gli ammonimenti di Goldman Sachs che sospettano il pericolo di un sell off in agguato.

La situazione in Europa

Alle 12.30 in Europa, Parigi viaggiava a +1,62%, Francoforte a 1,54% e solo Londra, eccezione, registrava un passivo, frazionale, dello 0,1%, il tutto mentre mentre Piazza Affari registrava un attivo di oltre il 2%, complice anche le trattative sugli aiuti alle banche, trattative che dovrebbero riuscire a sbloccare il nodo gordiano dell'intervento di stato per scongiurare un bail in potenzialmente disastroso non solo per l'Italia ma anche per il resto del Vecchio Continente. All'orizzonte, tra nemmeno tre settimane, infatti, lo scoglio degli stress test, scoglio sul quale si potrebbero infrangere come il Titanic, le speranze di reggere l'intero carrozzone del credito tricolore. Sempre che non intervenga l'Europa con un nulla osta sugli aiuti di stato o un accordo che li permetta.

L'allarme del Fmi

Intanto il Fmi ha lanciato l'allarme. E non solo per l'Italia. Ma procediamo con ordine. Il Fondo Monetario Internazionale, ha dovuto rivedere al ribasso le stime di crescita sul Pil italiano, causa le conseguenze della Brexit, la futura uscita di Londra dall'Unione Europea, ma soprattutto il panorama del credito che nella Penisola non è certo dei più rassicuranti, ma sul quale aleggia un alone di positività dettato da quel margine di flessibilità auspicata d apiù parti. Il problema è riuscire a capire se il suddetto margine è abbastanza elastico da permettere di contenere quei 360 miliardi di sofferenze, crediti incagliati, deteriorati e Npl di varia natura all'interno delle banche italiane. Non solo, ma se questo eventuale margine, con l'altrettanto eventuale accordo per applicarlo, potrà essere attuato anche da altri paesi con problemi sul settore bancario e, soprattutto, se tutto ciò potrà essere accettato dal resto dei membri dell'Unione Europea. Il nodo del contendere riguarda proprio le dinamiche: le leggi prevedono l'applicazione del bail in e cioè l'entrata in scena, in caso di fallimento di una banca, prima degli azionisti, poi degli obbligazionisti , quindi, dei correntisti e solo dopo, come extrema ratio e solo in caso di pericolo sistemico, l'intervento di stato. Esattamente l'opposto di quanto l'Italia ha chiesto e di quanto Renzi va dichiarando.