Sarebbe stato un taglio temporale, quello dell'Iva, ma soprattutto non sarebbe stato un taglio strutturale. Doveva servire a rilanciare un po' i consumi e dare, in un certo senso, un po' di ristoro al ceto medio. Quella di tagliare l'Iva era una soluzione fortemente voluta dal premier Giuseppe Conte: la tassa più regressiva tra quelle presenti nel sistema tributario italiano sarebbe dovuta esser tagliata e si sarebbe dovuta prendere la strada scelta anche dalla Germania guidata da Angela Merkel, che su un'operazione molto simile aveva scommesso qualcosa come 20 miliardi di euro.

Ma come spesso succede si fanno i conti senza l'oste. L'idea di dare una sforbiciata all'Iva non sembra aver raccolto l'adesione politica necessaria. Anzi, sembra che il problema della proposta lanciata da Conte sia che lo stesso premier non abbia voluto assumersi la responsabilità di inserire la manovra nei decreti destinati a rilanciare l'economia nazionale.

Taglio dell'Iva: il gioco delle tre carte con le tasse

Siamo un po' sinceri. A guardare le cose con una certa obiettività, tra recuvery fund e taglio dell'Iva sembra che Giuseppe Conte stia tentando di portare avanti il gioco delle tre carte. Questa sensazione che nasce dal fatto che Conte era presente al Consiglio Europeo, nel momento in cui il fondo Nex Generation Eu stava prendendo forma e, in quell'occasione, era riuscito a sentire di persona quali fossero le proposte iniziali sulla destinazione dei fondi. Scelte di campo ben precise: i settori che potranno beneficiare di questi fondi sono quello turistico - prima di tutti - che sicuramente ha subito più danni di tutti. Per poi andare al commercio, alle politiche rinnovabili, ma anche al digitale alle costruzioni e alla mobilità alternativa.

Sappiamo un po' tutti che l'Europa, oggi come oggi, ha un po' la fissazione del rapporto deficit-Pil. Giuseppe Conte è a conoscenza che le regole comunitarie che governano questo rapporto sono state solo sospese, non sono state completamente annullate. Poi, dobbiamo ancora ricordarci che il Governo M5S-Pd, fondamentalmente, si regge su un compromesso europeista, ma sopratutto sull'impossibilità di deludere gli alti papaveri dell'Europa. David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, ha spiegato che sarebbe necessario concentrarsi:

sull'idea di futuro che abbiamo in mente. Nessuno si tirerà indietro, neppure al Nord, se vi saranno scelte chiare di investimenti per le future generazioni. Noi le stiamo indebitando e dobbiamo restituire loro un mondo più green, una scuola più moderna, l'accesso alla rete per tutti, una sanità a portata di mano, e più lavoro per giovani e donne.

Un lungo e largo giro di parole, che in estrema sintesi sembra avere la chiara intenzione di bocciare chiaramente la proposta avanzata dallo stesso premier. In sintesi cosa significa: non bisogna parlare di tagli alle tasse, di riduzione dell'Iva. Nè ora, né nei prossimi giorni, anche se una nuova fiscalità favorevole ai contribuenti sia ben vista dall'Europa, ma non per questo sembra siano giustificate dei voli pindarici nel momento in cui si delinea il futuro fiscale del nostro paese.

Taglio dell'Iva: solo una proposta strumentale

Possiamo definire la proposta del taglio dell'Iva solo come un progetto strumentale? Ossia un vero e proprio paravento per nascondere la mancanza di una reale strategia di politica economica per riuscire a venir fuori dall'emergenza sanitaria? Secondo alcuni osservatori ci sarebbe una lacuna molto evidente nel campo della fiscalità, degli investimenti, ma anche della politica industriale. Il recuvery fund arriverà a finanziare, attraverso dei prestiti o delle sovvenzioni, quei progetti  che gli Stati dovranno essere in grado di delineare in maniera ben precisa: al Governo, però, sembra mancare una reale idea o una reale strategia.

Sotto un certo punto di vista il progetto di dare un taglio all'Iva sembra potesse essere dettato dalla volontà di prendere due piccioni con una fava. Da un lato si puntava ad impiegare i fondi europei nel progetto di reclamizzare i successi del Governo in Europa; dall'altro si cercava di ovviare alla mancanza di coraggio nell'affrontare il tema della riduzione del fardello fiscale dei cittadini.

Gualtieri interviene sul taglio dell'Iva

Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia, ha affermato che si starebbe analizzando strutturalmente tutti i vari elementi, obiettivo del Governo è la riduzione del costo del lavoro, poi proprio di recente abbiamo cancellato tutte le clausole di salvaguardia eliminando gli aumenti dell'Iva.

Ora dal punto di vista macro ci sono casi come quello della Germania che ha considerato opportuno abbassare l'Iva - spiega Gualtieri -. Ma è un intervento congiunturale, per pochi mesi e per alcune categorie. E' un intervento possibile che va distinto da interventi strutturali. Stiamo valutando tutti i possibili interventi congiunturali. Stiamo esaminando tutte le opzioni, anche questa. Si è animato un dibattito che ci ha tutti un po' divertito. Il Governo esamina tutti gli scenari e poi prende decisioni.

In ogni caso, l'ipotesi al momento non ha raccolto l'entusiasmo degli alleati, con la reazione del M5S.

Sul tema fiscale - hanno dichiarato in una nota i deputati pentastellati della commissione Finanze - siamo pienamente d'accordo con chi evoca la necessità di una riforma complessiva e di una eventuale riduzione dell'Iva, ma l'urgenza del momento riguarda soprattutto le scadenze di giugno. A partire dalle imposte sui redditi, vale a dire saldo e acconto Irpef e Ires, ma anche in riferimento alla dichiarazione Iva e ad altri adempimenti, è necessario prorogare la scadenza del 30 giugno al 30 settembre, senza esitazioni. Il M5S ha già presentato un emendamento a prima firma Giovanni Currò. Ci auguriamo che tutte le forze politiche convergano per portare a casa il risultato. Decine di migliaia di professionisti ed imprese non aspettano altro che questo.