L’imprevisto peggiore si è verificato: le economie mature non sono in grado di andare più avanti, quelle emergenti, nella loro eterogeneità, non sono più in grado di gestire la miriade di problemi creati e subiti. Risultato: la crescita globale è destinata a rallentare. Parola del FMI che ha già avvisato, per bocca del suo numero uno Christine Lagarde, di prepararsi all’onda d’urto che arriverà dalla Cina, una delle principali responsabili del calo cui stiamo assistendo. 

In breve i fatti

La Cina è un polo di aggregazione e consumo di portata mondiale, fermare lei significa fermare gli emergenti che vivono di export sulle materie prime e anche chi, come il Canada o l’Australia, emergente non è ma dipende da Pechino. Purtroppo gli Usa non riescono più ad adempiere alla loro natura di forza motrice dell’economia mondiale, o per lo meno, insieme all’Europa, anch’essa condannata all’asfissia economica, non possono riequilibrare il peso sempre più forte che gli emergenti apportano nella bilancia commerciale del mondo. 

Per questo le previsioni sulla crescita globale per luglio non vanno oltre il 3,3 per cento quest'anno, in calo dello 0,1% rispetto all’anno scorso. 

La balena con gli occhi a mandorla

Il nodo della questione riguarda sempre la Cina: economia di transizione, si trova a dover cambiare uscendo non solo dalla fascia degli emergenti, ma anche da quella di paesi comunisti. In altre parole è una strana creatura che ha un piede in più staffe e che non può permettersi di abbandonare la sua vecchia identità perchè il potere politico legittimato cadrebbe nel vuoto trascinando con sè tutto il resto. Un gigante con i piedi d’argilla che non può nemmeno permettersi di sradicare tutto. Peccato che dalle sue incongruenze dipenda il 30% del Pil degli emergenti e il 13% di quello mondiale.