Purtroppo è vero che, per sopravvivere in questo mondo, un uomo è condannato a lavorare. E’ vergognoso arrivare al punto di ambire o di mendicare una condanna come quella del lavoro, perché esso non si trova. Ogni uomo dovrebbe avere la possibilità di dedicarsi a fare le cose che più lo rendono felice e nel modo che più lo aggrada. Purtroppo non è per tutti così ed è evidente che, a questo mondo, non si è sufficientemente liberi perché ciò accada ad ognuno. Quindi bisogna lavorare; ci piaccia oppure no! Lavorare significa dedicarsi a qualcosa di utile affinché le risorse di questo pianeta siano rese efficacemente disponibili per il nostro sostentamento. In una parola sola, lavorare significa essere produttivi. Ad esempio, un contadino, un cacciatore, un pescatore, un elettricista, un carpentiere, un medico, un avvocato, un imprenditore, tutti questi si possono ritenere lavoratori, perché essi sono produttivi; un politico, un segretario di partito, un segretario di sindacato, direttori e impiegati pubblici dediti all'esazione delle tasse, essi sono sicuramente non produttivi e, dunque, secondo il ragionamento poc’anzi espresso, non possono ritenersi dei lavoratori. Spesso, molti di questi ultimi sono in buona fede, per carità (non ce l’ho con questi!). Ma se a loro gli si dicesse in faccia che essi non sono lavoratori, accadrebbe che alcuni di essi si arrabbierebbero. Ciò perché si sentirebbero smascherati e rivelati per quello che in realtà essi sarebbero, cioè parassiti che non offrono nulla di utile ma campano lo stesso, approfittando del lavoro altrui (vedi i politici di “professione”). Oppure si riterrebbero offesi nel caso in cui essi fossero in buona fede. Questo perché secondo loro, per essere considerati dei lavoratori sarebbe sufficiente che ci si rechi al posto di lavoro, si timbri il cartellino e si resti impiegati per delle ore, a prescindere che ciò per cui ci si impegnerebbe sia veramente utile e produttivo per la collettività oppure no.