Brutte notizie dal mondo del lavoro. Dal 18 agosto molti dipendenti rischiano il licenziamento: le aziende potranno licenziare per cessata attività. Si potrà procedere con il lasciare a casa i dipendenti nel caso in cui ci sia un accordo d'incentivo per l'esodo e per il fallimento. Negli altri casi, invece, il divieto è prorogato fino al 31 dicembre 2020. E' quanto prevederebbe il Decreto Agosto. Tra le novità che dovrebbero arrivare c'è anche una sanatoria sulla cassa integrazione Covid, grazie alla quale è stata differito al 30 settembre il termine per l'invio delle domande con scadenza il 31 agosto. E' anche estesa la Cigs alle imprese appaltatrici si servizi di mensa e di pulizia.

Lavoro e divieto di licenziamento: chi rischia?

Il divieto di licenziamento, che ricordiamo è già operativo ed è in scadenza al 17 agosto, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020. Questo divieto, ricordiamo, si applica solo e soltanto in alcuni casi:

  • alle procedure di cui agli artt. 4, 5 e 24, della legge n. 223/1991 (licenziamenti collettivi);
  • ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (art. 3 della legge n. 604/1966).

Il divieto, ricordiamo, ha anche previsto la sospensione di ogni licenziamento avviato dal 23 febbraio, eccetto per il cambio appalti. E' importante, comunque, sottolineare una serie di modifiche che sono state apporte a questo divieto:

  • il divieto al licenziamento viene revocato dal 15 ottobre alle imprese che non abbiano fruito degli ammortizatori Covid 19;
  • il divieto non viene applicato nel caso in cui ci sia un licenziamento motivato dalla cessazione definitiva di tutte le attività dell'impresa o nel caso in cui ci siano degli accordi aziendali di incentivo all'esodo. Ma anche, è questo pare ovvio, nel caso in cui l'azienda fallisca senza esercizio provvisorio d'impresa.

Ricordiamo che il Decreto Agosto conferma la fruizione fino a fine anno degli ammortizzatori Covid 19. Il tetto massimo per il loro utilizzo è pari a 18 settimane in due tranche (9 + 9 settimane), nel periodo compreso dal 13 luglio al 31 dicembre. Facendo due conti sul calendario, risulterebbero mancare 6 settimane da poter coprire con la cassa integrazione, per le quali le aziende non potranno far ricorso alla cassa integrazione.

Cassa integrazione e licenziamenti: i conti della serva!

Il problema della perdita del posto di lavoro inizia realmente a farsi caldo. Il nodo del problema sono proprio queste 6 settimane che mancano all'appello e che non sono coperte dalla cassa integrazione. Anche perché il loro conto è destinato a salire per le imprese che abbiano dei periodi di Cig in corso e che sono a cavallo del 12 luglio. Questi devono essere calcolati nella prima tranche di 9 settimane, che avrà come conseguenza di ridurre la disponibilità di nuovi periodi dopo il 13 luglio. Per la seconda tranche di 9 settimane di cassa integrazione le aziende saranno costrette a pagare un contributo addizionale la cui misura dipende dal raffronto del fatturato del primo semestre 2020 con quello del corrispondente semestre 2019.

Come viene calcolato il contributo? Proviamo a spiegarlo:

  • il contributo non è dovuto nel caso in ci sia una riduzione del fatturo pari al 20% o nel caso in cui l'attività sia iniziata dopo il 1° gennaio 2019;
  • sarà pari al 9% nel caso in cui ci sia una riduzione inferiore al 20% del fatturato;
  • nel caso in cui non cia sia alcuna riduzione del fatturato sarà pari al 18%.

Licenziamenti: le richieste dei sindacati

Se il Governo non prorogasse il blocco dei licenziamenti sino alla fine del 2020, si assumerebbe tutta la responsabilità del rischio di uno scontro sociale”. Così in una nota i segretari generale di Cgil, Cisl, Uil Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Pierpaolo Bombardieri.

Chi pensa di anticipare quella data alla fine dello stato di emergenza – spiegano i tre dirigenti sindacali – dimostra di non avere cognizione delle elementari dinamiche del mercato del lavoro e di non preoccuparsi delle condizioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori. Chi pensa che possano stare insieme sgravi contributivi e fiscali generalizzati (vedi IRAP) e licenziamenti non capisce che ora è il tempo della coesione sociale e degli investimenti sul lavoro.

Per Landini, Furlan, Bombardieri “in questo contesto è davvero grave che Confindustria decida di non firmare i contratti Nazionali delle lavoratrici e dei lavoratori della Sanità Privata e del Settore Alimentare che con la loro opera essenziale ci hanno permesso di uscire dalla fase più acuta della pandemia”.