Lavoro e salute: sono i due pensieri che che ossessionano gli Italiani in questi giorni. La salute prima di tutto, ovviamente, con la speranza di non ammalarsi. Ma anche il lavoro. Standosene a casa, come fanno a pagare le bollette della luce, quelle del casa e ad onorare la rata del mutuo?

Il decreto salva Italia è arrivato, ne abbiamo parlato in questo articolo, ma le misure sono sufficienti per garantire tutti gli Italiani. Non è che passata la tempesta del coronavirus, ci ritroveremo in una posizione peggiore totto il profilo econonico. Federcontribuenti teme che, se le misure non si dovessero dimostrare adeguate, possa saltare la tenuta sociale. Davanti ad aiuti insufficienti le attuali restrizioni per impedire i contagi da Covid 19 verrano viste come un ostacolo non più sopportabile.

Lavoro e salute sì, ma l'Italia rischia il fallimento?

 

Sono molte le persone che aspettano di conoscere quale sarà la propria sorte: parliamo di 12,9 milioni di lavoratori. A dicembre 2019 oltre un terzo delle imprese, solo il 34,7%, era in pari con i pagamenti dei prestiti, mentre oltre la metà, il 54,8%, aveva un ritardo massimo di 30 giorni e il 10,5% con oltre un mese di ritardo. Il 22% degli italiani ha in corso un mutuo; il 45% prestiti finalizzati e il 33% un prestito personale per un debito pro capite pari 33 mila euro e una rata media pro capite di 344 euro.

Ma Federcontribuenti mette alla luce un altro dato. Il 25% di tutte le Partite Iva vive sotto la soglia di povertà, con l’attuale chiusura imposta la percentuale potrebbe salire di altri 25 punti percentuali.

Lavoro sì, ma senza soldi per le spese

Una ricerca Ipsos-Acri mette inevidenza che solo l’80% degli italiani può coprire una spesa imprevista di mille euro ma, solo il 34% potrebbe coprire una spesa imprevista di 10 mila euro. 

Secondo Federcontribuenti, se vogliamo che tutti restino a casa mantenendo l’ordine, dobbiamo fare in modo che chi ha dovuto chiudere la saracinesca si veda tutelato e difeso.

La sospensione per mutui e scadenze fiscali, non sono sufficienti poiché dobbiamo ben tenere a mente una cosa, chi arrancava prima del coronavirus rischia di collassare del tutto. Ricordando i dati dell’Agenzia delle Entrate; hanno chiesto la definizione delle pendenze con il Fisco un totale di circa 12,9 milioni di italiani per un controvalore pari a circa 38,2 miliardi. L’importo di una tantum per gli autonomi, circa 600 euro, rischia di scatenare la rabbia tra gli autonomi come anche i congedi speciali retribuiti al 50% e fino a 15 giorni per chi sceglie di stare a casa con i figli.

In questo momento o la UE si schiera senza compromessi nei confronti dell’Italia o tanto vale passare all’attacco.

Secondo federcontibuenti, la nostra economia interna, le nostre famiglie valgono molto più dell’Unione Europea se questa dovesse imporci il massacro delle nostre imprese. Non vogliamo sentire di paletti o sforamenti di bilancio, l’Unione Europea deve mettere a disposizione quanto ci occorre e non a prestito, ma a fondo perduto.