Le ronde. I bond vigilantes: isteria collettiva o preziosa funzione sociale?

Con un ritorno alla crescita in autunno e con il segno positivi per il Pil globale per il 2010 le borse prima o poi riprenderanno a salire. Il settimanale di A.Fugnoli

Dopo nove mesi di siccità e di tempeste di polvere che non si vedevano dai tempi del Furore di Steinbeck, a metà marzo un’esile pioggerella primaverile fa spuntare qua e là qualche germoglio. La pioggia ristoratrice prosegue nei due mesi successivi, rinfranca i cuori dapprima sospettosi, si raccoglie in limpidi laghetti alpini. Arriva giugno e piove ancora, ma accanto agli effetti positivi l’acqua comincia a rendere franoso il terreno.Dal fondo dei laghetti alpini sgorgano acidi e gas velenosi che ribollono e tracimano. Acqua e terra si confondono in paludi limacciose e inospitali. E’ bene, a questo punto, che la pioggia s’interrompa. Al compimento del suo terzo mese il paradigma dei germogli, succeduto al paradigma del terrore, perde temporaneamente la sua forza propulsiva. Le ragioni sono tre e le andiamo a vedere in ordine crescente di gravità.La prima, la meno grave, è che nel grande mare dei sottopesati formatosi sotto il Terrore è andato costituendosi nelle ultime settimane un gruppo molto più piccolo di momentum player e di Veri Credenti nei Germogli che, compra oggi e compra domani, si è trovato sovrappesato e quindi vulnerabile all’emergere delle altre due ragioni che vedremo. Una volta che questi portafogli avranno riassunto un profilo equilibrato (e non occorrerà molto tempo) il grande mare dei sottopesati tornerà ad essere l’elemento determinante e a fare quindi da sostegno strutturale agli asset di rischio.La seconda ragione, più seria ma non drammatica, è che va bene festeggiare l’apparire della luce in fondo al tunnel e l’avere evitato l’implosione cosmica, ma a un certo punto bisogna tornare a fare i conti con dei fondamentali macro e societari che sembrano belli solo perché sono meno orribili di prima, ma sempre brutti sono. Ce l’hanno ricordato, scegliendo abilmente di ritornare in scena a mercati ipercomprati, Roubini (siamo ancora in recessione), Shiller (le case devono scendere ancora) e la Whitney (l’attivo